Cioran, l’antimoderno

Ho una specie di orrore per la cosiddetta conversazione intellettuale. Sono sempre vissuto al di fuori di quell’ambiente“.

Coerentemente con questa “specie di orrore”, Cioran rifiuterà prestigiosi premi letterari (tranne il premio Rivarol, per opportunità economica, nel 1950 con Précis de décomposition).
Del resto, dichiara a Giuseppe Scaraffia in questa intervista comparsa nel 1997 (in occasione della pubblicazione dei Cahiers 1957-1972) sul Corriere della Sera:
Non sono uno scrittore, sono soltanto una persona che riflette su certi problemi, ma non scrive romanzi o racconti“.

Per alcuni critici (attenti più alla etichetta che alla sostanza) non sarà nemmeno un filosofo, solo perché non ha elaborato quello che si definisce un “sistema filosofico”.

La verità è che Cioran lo è indubbiamente, perché si è scontrato con gli abissi e le domande più scomode dell’essere umano.
E in più è uno filosofo con uno stile da grande letterato, “erudito e fulminante”.
Jean Montenot su L’Express (01/04/2011) lo ha definito una “personalità gentile e discreta [..] che esprime in un francese sobrio e conciso tutto il tragico e l’irrisorio dell’esistenza umana” .

Può essere che non abbia davvero inventato nulla, ma lo ha fatto in modo egregio. Leggi il resto dell’articolo

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