Cioran, intellettuale senza patria

il giornale-cioranIl quotidiano Il Giornale, giovedì scorso 06 febbraio, ha pubblicato un articolo su Cioran.

Si tratta di una piccola recensione a uno dei due testi recentemente pubblicati dalla casa editrice Mimesis.

In attesa che anche gli altri quotidiani seguano l’esempio, magari con più dovizia di particolari, trasmetto con piacere ai lettori l’articolo, facilmente recuperabile in rete.

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/cioran-lesilio-salita-dellintellettuale-apolide-989538.html

Nonostante alcuni diffusi e superficiali pregiudizi, la Romania è una terra ricca di cultura e intrisa di storia latina, patria di alcuni tra gli intellettuali più rappresentativi del Novecento, come Mircea Eliade, Eugène Ionesco, Costantin Noica, Vintila Horia ed Emil Cioran, per citare soltanto i più noti. Di Cioran sono appena uscite da Mimesis due novità librarie che ci confermano la grandezza e la profondità di un autore molto apprezzato in Italia, soprattutto dopo l’approdo all’Adelphi.
L’intellettuale senza patria è una lunga intervista concessa da Cioran, nell’agosto del 1983, al giornalista, scrittore e traduttore statunitense Jason Weiss (pagg. 86, euro 4,90), mentre Il nulla. Lettere a Marin Mincu 1987-1989 (pagg. 92, euro 5,10), è una testimonianza della profonda amicizia che legava Cioran a Costantin Noica, pur nella radicale diversità di opinioni e di pensiero. Geniale, caustico, cinico, aristocratico, Cioran è un vulcano che scaglia lava e lapilli contro tutti, prendendo di mira i luoghi comuni del conformismo intellettuale. Nichilista, soffre la mancanza di senso della vita; figlio di un sacerdote ortodosso, è sprezzantemente ateo; esiliato, sente profondamente le proprie radici romene; coltissimo, critica la vacuità dell’erudizione fine a se stessa; ossessionato dall’idea della morte, considera la possibilità del suicidio l’unica ragione per cui vale la pena di vivere.
Nell’intervista con Jason Weiss parte di cui pubblichiamo in questa pagina, oltre a temi «alti», come l’inevitabile infelicità dell’uomo o l’ossessione per il silenzio, vengono toccati anche argomenti più leggeri e personali. Quindi veniamo a sapere che, assai prima di Haruki Murakami e della sua «arte di correre», Cioran praticava «l’arte di pedalare», che lo guarì da una grave forma di insonnia. Dal 1937 al 1940, infatti, lo scrittore percorse almeno 100 chilometri al giorno su una vecchia bici da corsa, facendo, forse per l’unica volta in tutta la sua esistenza, una vita sana e regolare, salvandosi in tal modo dall’abuso di medicinali e sonniferi che lo stavano avvelenando. Che, al netto di tutte le profonde meditazioni, alla fine «pedalare» sia il vero segreto del vivere bene?

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Cioran al Salone del libro

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La rivista on line Critica letteraria in questi giorni sta presentando una serie di resoconti dei redattori presenti al Salone Internazionale del libro di Torino.

Ne ho approfittato per fare la mia parte: uno degli incontri a cui sono stato, come indicato nel post precedente, riguardava appunto Cioran.

Link: http://www.criticaletteraria.org/2013/05/salto13-cioran-al-salone-del-libro.html

Emil Cioran (1911-1995), scrittore romeno – francese, non è autore da incontri formali o accademici.

Rifiutò tutti i premi letterari, di cui aveva evidentemente una pessima opinione (Sainte-Beuve, Combat, Nimier, Morand, ecc.), tranne il Rivarol nel 1949, che accetterà giustificandolo come un’esigenza finanziaria.

Ci trovava troppa vanità, troppo formalismo, troppa inutile autocelebrazione.

Non frequentava nessun ambiente accademico, non partecipava a convegni o simili e l’unica concessione alla malinconica girandola di promozioni letterarie cui si assiste con un certo smarrimento tutt’oggi, sono state le straordinarie interviste raccolte dalla Gallimard nell’anno della sua morte e tradotte in italiano nel 2004 dall’Adelphi sotto l’evocativo titolo di “Un apolide metafisico. Conversazioni”.

Con tali premesse, si può ben comprendere che Cioran non è autore che si concilia con un fenomeno di massa come è una fiera del libro.

Già l’anno scorso, nonostante la sua fama ormai ampiamente riconosciuta in tutto il mondo e nonostante uno dei due paesi ospiti fosse la Romania, nel Salone internazionale del libro di Torino era totalmente e incomprensibilmente assente, ma tutto sommato anche ciò era in linea con il personaggio.

Quest’anno invece Cioran “appare” nel padiglione 3 del Salone, nell’area Incubatore dedicata alle case editrici emergenti, per la presentazione del libro della Mimesis Edizioni, Lettere al culmine della disperazione (1930-1934), che fa il verso al suo primo saggio scritto (in romeno) nelle notti insonni della giovinezza, Al culmine della disperazione 

Il libricino (98 pagine) riprende la corrispondenza di Cioran negli anni della sua giovinezza (tra i 19 e i 23 anni) con alcuni suoi amici romeni, in particolare con Bucur Ţincu (amico d’infanzia), Petre Comarnescu (promotore di una nota associazione e rivista culturale dell’epoca, “Criterion”) e Mircea Eliade, storico delle religioni e componente della celebre triade romeno–francese, di cui, oltre Cioran, faceva parte anche Eugène Ionesco, esponente di spicco del teatro dell’assurdo e autore de La Cantatrice Calva.

Nelle lettere, pur in uno stile ancora acerbo, sono presenti tutte le tematiche cioraniane: la sofferenza e il dolore, la disperazione, la morte, lo scetticismo e il cinismo e sopra tutto l’incredibile lucidità e l’arguta capacità di osservazione (“per me tutto si riduce alla comprensione della vita”, pag.27) che hanno fatto di Cioran uno dei più grandi  pensatori del Novecento, pur nella sua assoluta umiltà (in una lettera a Mario Andrea Rigoni, pubblicata nel libro “Mon cher ami”, lo pregava perentoriamente di togliere in un commento la parola “grande” da “grande scrittore del novecento”).

L’incontro, dopo una breve presentazione di Giovanni Rotiroti, psicanalista e professore di Lingua e Letteratura romena presso l’Università di Napoli (autore di altri libri su Cioran) che ha curato questa antologia, si trasforma in un reading avvincente.

Emergono così alcuni particolari fin qui sconosciuti: il suo iniziale proposito di scrivere una tesi su Kant (la scriverà invece su Bergson) o il suo disinteresse per il giornalismo:

“tutti i giovani di una certa cultura, che entrano nel mondo del giornalismo, iniziano prima a discutere con incredibile passione di problemi lontani dall’attualità, ma poi finiscono con effimeri reportages”.

Coerentemente con l’impostazione del libro (dove ha scritto la postfazione), conclude l’incontro Antonio Di Gennaro.

Il suo intervento è una sorta di indagine psicologica sulle motivazioni della disperazione cioraniana: “ho la disperazione nel sangue; in me non è un sentimento o un atteggiamento, ma una realtà fisiologica, per non dire fisica” (pag. 89).

Per Di Gennaro,

“Cioran, privato dalla gioia (illusoria, effimera, momentanea) dell’amore, racconterà per una vita intera, la desolazione (reale, fattuale) di una vita senza amore” (pag. 91).

Una tesi affascinante, ma a mio avviso un po’ forzata, che riprende perfino un episodio del primo amore  – e dunque la prima grande delusione amorosa – di un Cioran adolescente.

Non so se ha senso cercare di scoprire “la causa prima di tanta sofferenza”…quello che più interessa il lettore credo invece sia lo stile “feroce” di Cioran che nei Cahiers (Quaderni, 1957-1972) non a caso affermerà:

In letteratura, tutto ciò che non è spietato è noioso” (pag. 535).

[E. CioranLettere al culmine della disperazione (1930-1934), a cura di Giovanni Rotiroti, Mimesis Edizioni, 2013]

Finalmente, Cioran

Incontro Torino Mimesis 19-05-2013Il 19/05/2013 ero davanti ai cancelli del Lingotto di Torino di buon’ora, in attesa dell’apertura.

Alle 10.00, presso il Padiglione 3, c’era la presentazione del libro di Mimesis Edizioni, Lettere al culmine della disperazione (1930-1934), a cura dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia.

Allo spazio dedicato all’incontro, lo stand Incubatore (campeggiava il disegno stilizzato di una carrozzina e la scritta: “coltiviamo gli editori del futuro”), la piccola folla incominciava a formarsi praticamente da subito, nonostante l’incontro iniziasse alla stessa ora dell’apertura (solita approssimazione italiana), fino a raggiungere un discreto e, per certi versi sorprendente, numero.

Erano presenti, tra i volti che riuscivo a identificare, Antonio Di Gennaro e Giovanni Rotiroti (nella foto rispettivamente il primo a sinistra e l’ultimo a destra), accompagnati da due ragazze, presentate poi come la traduttrice del libro, Marisa Salzillo e Irma Carannante (“tutti studiosi di Cioran”, sintetizzò il rappresentante dell’Istituto Romeno).

L’incontro si è svolto sostanzialmente tra una breve introduzione del prof. Rotiroti e un intervento di Di Gennaro (quasi un’analisi psicologica dell’origine della disperazione cioraniana).

Nel mezzo…un lungo (mai abbastanza) reading delle lettere di Cioran, selezionate ovviamente dal libro.

Nonostante mi aspettassi qualcosa di diverso, è stata un’ottima soluzione: più che parlare di Cioran, è meno ovvio e più incisivo far parlare direttamente Cioran.

Seppur giovane (nel periodo in questione, Cioran aveva tra i 19 e 23 anni) nelle lettere si trovano già molti dei temi fondamentali dello scrittore romeno.

Prossimamente, completata la lettura, prevedo di sviluppare un commento/recensione del libro, sconfinando rispetto alla linea usuale del blog.

Chi è interessato può contattarmi via email per avere il file audio in mp3 dell’incontro.

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