Cioran e la rivista Alkemie

006-alkemie-cioranALKEMIE è una rivista semestrale, pubblicata in francese, che si può trovare sul web al seguente indirizzo:

http://www.revue-alkemie.com/

Pur essendo variegata nei contenuti dei diversi articoli, ogni numero è dedicato a un particolare tema.

Qui di seguito quanto pubblicato, dal 2008 ad oggi, dall’Associazione culturale L’Orecchio di Van Gogh, la stessa Casa editrice del controverso libro di Friedgard Thoma, Per nulla al mondo. Un amore di Cioran (2010):

01. Métaphore & concept
02. Le fragmentaire
03. L’autre
04. Le rêve
05. Le vide
06. Cioran
07. La solitude
08. Le mal
09. L’être
10. Le destin

Scrive Nicolas Cavaillès (curatore delle “Oeuvres” di Cioran della prestigiosa collana “La Pléiade” di Gallimard e autore di un recente libro “Cioran malgré lui. Écrire à l’encontre de soi“) nella home page della rivista:

L’idea di una rivista internazionale in lingua francese che abbraccia letteratura e filosofia ha il grande merito di proporre una prospettiva transdisciplinare: è più che benvenuto il fatto che esista, senza parlare di opere letterarie a dimensione filosofica (da Omero a Kafka), o di opere filosofiche a dimensione letteraria (Seneca, Nietzsche), soprattutto nelle zone di lingua francese, con un Montaigne, con un Pascal e con un Cioran, una lunga e fortunata tradizione letteraria che ha rifiutato separati dogmi per installarsi in quell’unità che è il pensiero umano [mia traduzione].

La rivista è gratuita e liberamente scaricabile dal sito.

Il numero 6 risale a dicembre 2010 e, come si può vedere, è completamente dedicato a Emil Cioran.

Nella prima sezione di questo numero, Agora, troviamo dei confronti tra Cioran e Constantin Noica o con Unamuno, nonché articoli che analizzano il rapporto tra Cioran e la filosofia.

La seconda parte invece è un dossier tematico relativo alla corrispondenza, arte in cui Cioran eccelleva.

Qui ci sono anche due testimonianze “dirette” di frequentazione con Cioran: mi riferisco a Roland Jaccard (autore di “Cioran et compagnie”, PUF, Paris, 2005) e a Jacques Le Rider (con cui condivideva l’interesse per il controverso autore di “Sesso e carattere“, Otto Weininger).

Infine c’è una terza sezione, intitolata Dès/Deux ordres du monde et du langage, che possiamo forse definire come la parte più letteraria del numero.

Segnalo, tra gli altri, l’affascinante articolo del “nostro” Massimo Carloni (uno dei due autori italiani – l’altro è Antonio Di Gennaro– che collaborano con la rivista e attento studioso di Cioran, di cui ho parlato nel precedente post) che indaga il rapporto di Cioran con la musica (Bach, Brahms e non solo).

Alla fine troviamo anche due interessanti interviste di Mihaela-Genţiana STĂNIŞOR (direttrice della rivista e anch’essa attenta studiosa di Cioran) con Roland Jaccard e Renzo Rubinelli, nonché alcune foto di quest’ultimo – nella sua ormai famosa visita in Romania (per la raccolta di materiale per la tesi) – con Cioran, con il fratello Aurel e con il filosofo Constantin Noica.

Nel leggere la rivista, prendo sempre più coscienza del fatto che per approfondire Cioran bisogna accedere al materiale francese, essendo purtroppo quello italiano limitato in quantità e qualità (coltivando nel contempo la speranza che in Italia si muoverà prima o poi qualcosa in tal senso).

Dal prossimo numero – precisamente dal numero 11- “Le bonheur” – la pubblicazione della rivista sarà curata dalla Casa Editrice Mimesis Edizioni di Sesto San Giovanni (MI).

E’ possibile scaricare il numero dedicato a Cioran dal sito indicato sopra oppure direttamente da questo link: Alkemie CIORAN nr 6-2010.

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L’intervista di Christian Bussy a Cioran

Grazie all’impegno di Massimo Carloni *, è stata tradotta in italiano una video-intervista inedita del 1973 di Emil Cioran, da parte del giornalista Christian Bussy, recuperata recentemente da Antonio di Gennaro (come ci informa lo stesso autore).

Massimo Carloni, che ha curato il libro “Per nulla al mondo. Un amore di Cioran” di Friedgard Thoma e che è il “traduttore” di altri video su Cioran (che è possibile vedere anche su questo post), cortesemente, mi ha anche rilasciato due righe di introduzione, che riporto qui interamente:

L’intervista di Christian Bussy a Cioran, è stata trasmessa dalla Radio-Télévision belga della Communauté française (RTBF), il 4 Aprile 1973.

Nel marzo del 1990, in occasione della pubblicazione in Francia di Sur le cimes du désespoir, la televisione francese aveva programmato la trasmissione dell’intervista, ma Cioran all’ultimo momento si oppose, così come riportò il Nouvel Observateur Livres del periodo, che in esclusiva pubblicò qualche estratto dell’ «interview que vous ne verrez pas à la télévision».

Nel giugno 1995, all’indomani della morte, l’intervista venne finalmente trasmessa anche Francia, suscitando l’emozione di Simone Boué nel rivedere ancora “vivo” il suo Cioran: «Due settimane fa, dopo aver visto in TV un’intervista rilasciata nel 1972 [1973] alla televisione belga, dove era così brillante, straordinario, così interamente se stesso, mi son detta: “no, no, non è morto”»[1].

In seguito l’intervista è stata trasmessa anche dalla Televisione Romena, mentre è inedita in versione italiana. Christian Bussy ha gentilmente messo a disposizione dell’amico Antonio Di Gennaro – studioso di Cioran che sta raccogliendo tutti gli entretiens ancora inediti – la trascrizione completa dell’intervista (un po’ più lunga rispetto alla versione trasmessa in TV della durata di circa 30 min.) da cui sono stati tratti i sottotitoli in italiano.

[1] Lettera di Simone Boué a Wolfgang Kraus del 7 luglio 1995. La lettera fa parte del carteggio tra Cioran e Wolfgang Kraus, in uscita nel 2014 in traduzione italiana, con il titolo: Agonia dell’Occidente. Lettere a Wolfgang Kraus (1971-1990), presso Edizioni Bietti.

Nell’intervista, Bussy definisce Cioran “il testimone dell’inquietudine del nostro tempo” e fa quasi tenerezza l’avvertenza “vi chiedo di fare qualche leggero sforzo di attenzione per abituarvi al suo accento franco-romeno e alla rapidità del suo eloquio”, essendo “la prima volta che Cioran viene intervistato”.

Nell’intervista c’è molto del Cioran più autentico, come si può intuire da alcuni scambi di battute:

Bussy: “Paul Valéry rispondeva alla domanda ‘Perché scrivete?’ e lei?”

Cioran: “Per debolezza. No, è molto di più che per debolezza, per miseria interiore. Per tracollo addirittura. E quindi alla fine, per necessità. E’ per non gridare, per non urlare”.

“Mi sento prossimo a Baudelaire e a Pascal (che non sono dei ribelli) perché hanno il sentimento dell’Irreparabile”.

“Apprezzo molto Dostoijesky perché in lui c’è un miscuglio di distruzione che sfocia in altro, di estremo.
Vivere è distruggersi non tanto per una carenza ma per una sorta di pienezza pericolosa.
Non c’è niente di deprimente in questo, i personaggi di Dostojevskij sono semidei”.

“Ho la passione dell’amicizia, l’uomo che ho apprezzato di più in gioventù è un romeno che non ha scritto nulla ma che è un uomo straordinario. Così come ci sono molti uomini straordinari al di fuori del circuito intellettuale, più lucidi di me (la lucidità è la qualità più eminente di una persona, la qualità più importante, di un uomo che ha compreso) quindi più superiori ed ero molto contento di frequentarli”.

“Ho letto molte biografie di suicidi da giovane e devo dire che ne ho tratto molto beneficio” perché “il dramma non è morire, è nascere”.

Nel descrivere il suo personale e per certi versi conflittuale rapporto con la scrittura, si comprende perché la lettura di Cioran non può lasciare indifferente:

“Si scrive per fare del male, per sconcertare. Uno scrittore che, in un modo o nell’altro, non vi martirizza, non mi interessa”.

“I miei lettori sono poveracci, delle persone pietose, degli sventurati e per la maggior parte sono nevrotici. Beh, leggere certe mie cose è stata per loro una sorta di liberazione”.

http://www.youtube.com/watch?v=LhR536ao_cg&feature=em-upload_owner

Ringrazio Massimo Carloni per la disponibilità.

Per chi volesse approfondire, la rivista Orizzonti culturali italo-romeni – che dedica uno spazio esclusivo a Cioran (Spazio Cioran) – ha pubblicato un’intervista a quest’ultimo che è possibile leggere qui  (n. 7, luglio 2012, anno II).

Alla domanda “Com’è arrivato a conoscere l’opera di Cioran?” Massimo risponde:

Nella prima metà degli anni ’90 m’imbattei in qualche suo aforisma, riportato in un libro sul Pensiero negativo e la nuova destra, dove Cioran era frettolosamente annoverato tra gli scrittori del tramonto, sulla scia di Nietzsche, Spengler, Bataille, ecc. Furono sufficienti due o tre formule, da cui emanava una luce particolare, miracolosa, per decidere di approfondire l’opera di questo scrittore a me sconosciuto, definito magiaro (sic!) in quel saggio. Così, ammaliato dal titolo, scelsi la ‘Tentation d’exister’. La vera folgorazione, tuttavia, avvenne quando da Parigi mi portarono in regalo il volume delle Opere edito da Gallimard. Il contatto diretto col suo francese, ad un tempo levigato e dirompente, fu decisivo. Mi commossero poi le foto della sua mansarda. Quest’uomo – mi dissi – non si limita a meditare intorno all’essenziale: lo vive.

Queste sensazioni accomunano chi si approccia al pensiero e allo stile di Cioran. Chiunque esso sia, me compreso. Ed è in fondo il motivo della sua grandezza.

* Massimo CARLONI – studi in scienze politiche e filosofia all’Università di Urbino. Ha dedicato diversi studi a Cioran, pubblicati in volumi collettanei e in rivista internazionali. Ha realizzato il progetto editoriale per la traduzione italiana del libro di Friedgard Thoma, Per nulla al mondo. Un amore di Cioran (éd. l’Orecchio di Van Gogh, 2009). Libri di prossima pubblicazione: edizione italiana delle lettere di Cioran al fratello (con H.- C. Cicortaş, Archinto, Milano, 2014), a Wolfang Kraus (con Pierpaolo Trillini, Bietti, Milano, 2014), e la corrispondenza Eliade-Cioran (con H.- C. Cicortaş, 2015).

Un appello per Cioran

megafonoCome ho più volte rilevato anche su queste pagine, riscontro attenzioni contrastanti del mondo cosiddetto culturale, nei confronti di Emil Cioran.
A volte ho l’impressione che molti condividano la  mia opinione ovvero che si tratti di uno dei più grandi pensatori e scrittori dell’ultimo secolo.
Altre volte constato vuoti e lontananze assurde, come se fosse un’appestato, un debosciato.

Certo, i temi che ha affrontato non sono di facile appiglio: la morte, il suicidio, Dio, il senso della nostra esistenza, il misticismo, il lirismo, ecc.
Non mi aspetto quindi che ci possa mai essere una folla significativa al seguito, magari di quelle che qualcuno può intravedere, sconcertato, alla presentazione di uno dei tanti nuovi libri, sedicenti capolavori di sedicenti scrittori contemporanei.

Eppure non dovrebbero essere i temi cioraniani gli unici o i principali su cui l’uomo dovrebbe confrontarsi? Cosa c’è di più “essenziale“?
Cosa ci rende degni di essere definiti Essere viventi o Uomini (altro che “OltreUomo”!)?
A parte queste stringate riflessioni, come si può immaginare che la cultura oggi, italiana e mondiale, non possa dare il giusto merito a questo solitario e riservato ma pur sempre grandioso autore?

Ho visitato in quest’ultimo mese i luoghi parigini legati a Cioran, parlo in particolare di rue de l’Odéon, 21, dove abitò per diversi anni assieme alla compagna Simone Boué, dei Jardin du Luxembourg e del Cimitero di Montparnasse dove riposa dal 20 giugno del 1995.

Ebbene, le sensazioni più vive che continuo a provare anche adesso sono state: trascuratezza, stato di abbandono, disinteresse e per ultimo uno sconcertante senso di umana pietà.

NON C’E’ NEMMENO UNA TARGHETTA COMMEMORATIVA in rue de l’Odéon. Assolutamente nulla, come se là non fosse vissuto nessuno degno di essere ricordato.

Rue-Odéon 21 Paris

LA TOMBA DI CIORAN E’ IN UNO STATO DI TOTALE ABBANDONO.

Stato che colpisce maggiormente anche per la semplicità del marmo, utilizzato per tombe molto simili alla sua, e perché si trova, con fatica, nascosta com’è tra due anonime tombe e dove perfino le laconiche scritte stanno scomparendo.

Tomba Cioran

Tomba Cioran scritteLa morte – è proprio vero – alla fine divora tutto, ma il ricordo – la memoria, come hanno ben compreso gli ebrei-  dovrebbe essere l’unica nostra magra, magrissima consolazione.

E dove pure questa manca…cosa ci resta?

Faccio quindi APPELLO a tutti quelli che possono CONCRETAMENTE attivarsi per recuperare questa vergognosa mancanza.

In fondo si tratta di poca cosa, anche in termini monetari.

Dal mio lato farò il possibile…sperando nella benevolenza burocratica di quella che è stata ed è prestigiosa e accattivante patria per tanti letterari, fervido luogo di scambio tra ospitalità e inventiva, che non può permettersi di dimenticare un così illustre cittadino, anche se “apolide metafisico” quale fu Emil M. Cioran.

E…scusate lo sfogo.

Souvenirs

Rigoni-Cioran dans mes souvenirsL’ultimo saggio di Mario Andrea Rigoni su Cioran – Cioran dans mes souvenirs -, non è stato ancora tradotto in italiano.

Ho trovato tuttavia una breve recensione di Armando Torno sul Corriere della Sera, che considero un invito pubblico alla lettura del libro.

Conoscendo l’autore, mai scontato, confermo che servirà senz’altro a conoscere meglio Cioran.

UN SAGGIO DI MARIO ANDREA RIGONI

Testardi e scorretti i pensieri ritrovati di Emile Cioran

http://archiviostorico.corriere.it/2009/dicembre/15/Testardi_scorretti_pensieri_ritrovati_Emile_co_9_091215050.shtml

Una regola dell’ aristocrazia francese, più o meno in voga al tempo di Napoleone, stabiliva che la nobiltà è ereditaria ma si riceve anche per contatto.

Non sappiamo se sia ancora valida, ma è certo che pochi come Mario Andrea Rigoni abbiano toccato i segreti di uno degli spiriti più inquietanti del ‘900: Emile Cioran.

Oggi a Parigi, alle 18, all’ Istituto Italiano di Cultura, sarà presentato il suo ultimo lavoro, Cioran dans mes souvenirs (Puf, pp. 128, 13).

Un libro agile che si legge d’un fiato, con articoli, saggi (c’è la postfazione a Storia e utopia, uscita da Adelphi) e anche un’ intervista dedicata al passato politico dello scrittore nato a Rasinari, in Romania, nel 1911 e spentosi all’ombra della Tour Eiffel nel 1995.

Rigoni ha avuto con lui una lunga frequentazione e offre preziose spigolature e dense riflessioni.

Oltre il profilo apparso sul «Corriere della Sera» il 29 aprile 1990, nel quale si ricorda che Cioran non ha mai tradito il principio romantico secondo cui l’artista non deve lavorare («un avvilimento… un attentato all’integrità interiore»), si scopre in uno scritto inedito il rapporto con i libri.

Amava le biografie – ne conosceva numerose di Talleyrand, che considerava mon maître – e le memorie, aveva numerosi dizionari; prendeva in prestito volumi alla «Nationale» e, durante la guerra, si rifugiava al Café de Flore per leggere.

Le segnalazioni riportate da Rigoni sono illuminanti: ricordiamo le Ombres Chinoises del sinologo Simon Leys, definito da Cioran «il Custine della Cina».

Ma vi sono anche frasi sussurrate da annotare, come quella riguardante l’esistenza vagabonda che per questo autore corrispondeva all’idea di precarietà delle cose.
Inoltre, alla luce degli scritti politici inediti, da poco pubblicati dai Cahiers de l’Herne, acquistano valore le risposte di Rigoni consegnate alla ricordata intervista, risalente al 2004. Simpatizzante del fascismo?
Ma tali erano – e non si può certamente offrire l’elenco completo – anche figure come Heidegger, Schmitt, Benn, Jünger, Gentile, Pirandello, Eliade, Furtwängler, Karajan, Hamsun, Céline, Pound e Drieu La Rochelle, del quale sono da poco usciti per Krisis i Textes Politiques.
Non sono che esempi.

Rigoni rimette in ordine giudizi affrettati, riconduce quello su Cioran in un contesto più vero.

Come dargli torto? Se da un lato egli era nemico dell’umanitarismo («un’illusione»), del pacifismo («una semplice masturbazione politica»), se fu impaziente di «versare il sangue delle bestie», va ricordato che affermò: «Preferisco un portinaio che si impicca a un poeta vivente».

Scorretto, antidemocratico, irriverente, maledetto, insegna sempre a pensare.

E questi «souvenirs» di Rigoni aiutano a meglio comprendere un autore che ha scritto per provocare, che non proponeva un sistema ma la fine di tutti i sistemi, che ha incarnato il nulla verso cui corre l’ Occidente.

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Torno Armando

Pagina 45
(15 dicembre 2009) – Corriere della Sera

Cioran, falso profeta

cioran-disegnoIn un articolo su La Repubblica del 1993 c’è una critica del giornalista Marcoaldi a Cioran.

Poiché prediligo le critiche agli elogi, la propongo ai lettori.

In effetti, l’articolo contiene anche un interessante confronto con Noica, l'”amico lontano” di Cioran.
L’autore non nasconde di preferire “la maieutica socratica di Noica” all'”estenuato estetismo apocalittico” di Cioran e rimprovera a quest’ultimo di non essersi suicidato e perfino di aver scritto più libri, nonostante avesse dichiarato che il  suicidio fosse l’unica idea originale e che non avrebbe mai più scritto (in realtà, Cioran ha detto soltanto che tutte le sue idee si potevano trovare già nel primo libro “Al culmine della disperazione”).

Buona lettura.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/03/20/cioran-falso-profeta.html

CIORAN, FALSO PROFETA

Con l’ aria che tira, verrebbe naturale abbandonarsi ad apocalittiche previsioni.
Se ne sta andando un secolo pieno di orrori, il futuro pare non promettere nulla di buono.
E in aggiunta, l’ Apocalisse è sempre un’ ipotesi esteticamente molto attraente.
Oltre che meno faticosa, nella sua univoca tragicità, rispetto a chi voglia accollarsi il peso dell’ intrinseca ambiguità del mondo.
Maestro indiscusso di questo annoiato sguardo sull’abominio della vita, è un signore rumeno, brillante e mondano come pochi, che da oltre quarant’anni vive a Parigi: E.M. Cioran.
Il quale non ha mai lesinato autodefinizioni narcisisticamente denigratorie: “velleitario del Nirvana”, “stilita senza colonna”, “cortigiano del vuoto”, “depresso per decreto divino”.
A volerne riassumere in due parole il pensiero, Cioran ritiene che l’ universo sia il frutto di un dio tarato che ha trascinato l’ uomo dall’originaria innocenza dell’ inerzia, a una frenesia istigatrice d’eventi. Che si ritorce fatalmente contro chi la mette in movimento.
Perché la Storia, lavora sì, ma all’incontrario: gli uomini della Rivoluzione per Bonaparte, Bonaparte per i Borboni, i Borboni per gli Orléans.
Dunque, contro questa assurda spinta ad agire, contro l'”inconveniente di essere nati”, altro non resta che travestirsi da demiurgo alla rovescia, nell’illusione di disporre finalmente del mondo per affrettarne la rovina.
Chiaro che un illuminista un po’ grossier, chiederebbe ragione a Cioran del perché, allora, non l’abbia fatta finita una volta per tutte, visto che già dal suo primo libro il suicidio era indicato come l’unico “pensiero davvero originale” di cui l’uomo sia dotato.
E gli chiederebbe pure come mai, a quel testo, che doveva essere l’ultimo, ne siano seguiti invece infiniti altri (alcuni dei quali, va detto, bellissimi).
Ma sempre definitivi.
Naturalmente fino alla successiva uscita editoriale (l’ultima, indiretta, sono le Conversazioni con Cioran di Sylvie Jaudeau, pubblicato da Guanda).
Queste però, sono obiezioni inutilmente acide.
Molto più consistenti, quelle che gli rivolge Constantin Noica ne L’amico lontano (a cura di Lorenzo Renzi, Il Mulino, pagg. 80, lire 12.000), esordio nel panorama editoriale italiano di quest’ altro pensatore rumeno, animatore intellettuale – sin dagli anni Trenta – di una Bucarest che pur essendo già destinata al baratro della dittatura comunista, era comunque in grado di sfornare menti vivacissime.
Come senz’ altro furono la sua, quella di Cioran, di Mircea Eliade, di Eugene Ionesco.
E dello stesso Paul Celan, che in rumeno scriverà alcune delle sue liriche più belle.
Per tornare ai due amici. Nel 1937 Cioran vince una borsa di studio a Parigi e lascia definitivamente la patria, oltre che la lingua natale: “da oggi scrivo in francese, che è un misto di camicia di forza e salotto”.
Noica invece rimane in Romania, optando per un volontario isolamento.
Rifiuta di intraprendere la carriera universitaria.
Campa con traduzioni di libri gialli e lezioni private (“pure di salto in lungo”). Introduce nel suo paese i classici della filosofia (da Aristotele a Agostino, da Cartesio a Kant), elaborando nel frattempo un suo personale pensiero stoico-diagnostico di cui Sei malattie dello spirito contemporaneo (pure pubblicato da Il Mulino, per la cura di Marco Cugno in questi giorni) è un primo, significativo assaggio.
Ama dire di sé, “non ho biografia, ho solo libri”, ma in realtà pure lui deve fare i conti con la storia: l’omaggio del dittatore Ceausescu alle sue eccessive curiosità culturali sono dieci anni di confino e sei di prigione.
Dopodiché, tornato in libertà, si ritira definitivamente sui Carpazi, dove attorniato da un piccolo manipolo di adepti, vagheggia fino alla sua morte (1987) una filosofia della storia indifferente alle brutture della dittatura comunista.E tutta tesa alla salvaguardia dell’ idioma e della cultura nazionale.
Anche di tutto questo si parla ne L’amico lontano, che consta di uno scambio di epistole, e di due ritratti incrociati, pieni di miele e di fiele.
Ora, lasciando perdere il miele, Cioran racconta dell’ amico come di un irriducibile pedagogo, di un “boia in paradiso”, di un “brillante torturatore”, di un “aguzzino seducente”.
E l’ altro? L’ altro individua in Cioran un tono di scrittura corroborante al punto che è “molto improbabile qualcuno si sia suicidato con un suo libro fra le mani”.
Considerarlo rinnegato solo perché ha abbandonato la Romania? E perché mai.
Curioso, piuttosto, è che dopo aver maledetto la filosofia e la sua fissazione per le “idee chiare e distinte”, abbia scelto proprio la lingua cartesiana per eccellenza, quel francese che incarna la perfetta salute dello spirito e nella quale gli è piaciuto poi trasfondere il succo delle proprie morbosità crepuscolari.
Le “sue parole, abbaglianti come un lampo non accompagnato da alcun tuono”, parlano di una società occidentale dove il dubbio imperversa, dove si invoca la libertà ma nessuno rispetta la forma di governo che la difende e la incarna
Attenzione però, lo ammonisce Noica dal suo imbuto di orrore dei Carpazi.
Le cose sono un po’ più complesse. E’ vero. Perisce l’ Europa dell’esprit de finesse e trionfa quella dell’esprit de géometrie.
Scompare l’intuito e si impone la razionalità.
Questo dramma – di nuovo e sempre quello di Pascal – ha però ben poco da spartire con lo svillaneggiare l’eccesso di libertà davanti a persone che non ne hanno neanche un briciolo.
Con lo sputtanare un mondo “vanamente dinamico” agli occhi di chi patisce l’immobilità assoluta della dittatura comunista, “talmente compresa di sé che ha paura per quello che pensa di fare, e pertanto – con la psicologia del debole – vive incutendo paura nel prossimo”.
Dunque, conclude Noica. Caro amico esiliato, “libellista senza oggetto”. Dovremmo invidiarvi, noi “professionisti del destino senza oggetto”? Mica poi tanto. “C’è un po’ di banalità nella vostra avventura. Persino il vostro scialbo esilio che rischia di spingervi verso la nostalgia e il sentimento, ci sembra poca cosa se paragonato col nostro, di esilio”. Il comunismo è finito, e “al di sopra delle nostre teste di uomini, indaffarati o oziosi, costruttori o demolitori, torreggia qualcosa di cui ignoro l’ aspetto, ma di cui conosco il nome: “Europa”.
Dimenticavo la data: 1957. Ecco perché la maieutica socratica di Noica è meglio dell’estenuato estetismo apocalittico di Cioran.
Non soltanto perché è più generosa, ma anche perché è più preveggente.
Pure il “cortigiano del vuoto” se ne deve essere in qualche modo accorto, se in un soprassalto di sincerità, è costretto ad ammettere: “non ci si apparta sui Carpazi per fuggire il mondo, ma per conquistarlo da lontano”.

di FRANCO MARCOALDI

Cioran alla Biblioteca dell’Odéon

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Rue de l’Odéon, 21- Paris, indirizzo della famosa “chambre de bonne” dove per tanti anni si esiliò Cioran, è a due passi dal Teatro dell’Odéon, appena dietro lo splendido Jardin du Luxembourg.
Fra qualche giorno, precisamente lunedì sera prossimo 24/06 nella Biblioteca del Teatro ci sarà un incontro dedicato proprio all’ex vicino di casa.

Se qualcuno si trovasse da quelle parti provi pure a fare un salto e sicuramente non se ne pentirà.
Diversamente, l’evento potrà essere ascoltato il 28 luglio prossimo sulla radio France Inter, nel corso della trasmissione Cosmopolitaine dalle 14.00 alle 15.00 (http://www.franceinter.fr/emission-cosmopolitaine-special-odeon-emil-cioran).

Di seguito alcuni dettagli dell’incontro. Leggi il resto dell’articolo

In memoria di Cioran

Cioran_tombaOggi 20 giugno di diciotto anni fa – nel 1995 – moriva Emil M. Cioran, dopo diversi anni di lotta al morbo di Alzheimer, all’ospedale Broca di Parigi.

Al funerale, racconta Ilinca  Zarifopol-Johnston, autore del libro “Searching for Cioran” (purtroppo ancora non tradotto in Italia), c’erano presenti soltanto pochi esponenti ufficiali romeni, qualche giornalista e la casa editrice Gallimard.

“Una fine ironica”, dice Ilinca,  “per un uomo che aveva rotto drasticamente e con forza i legami con la Romania”.

Riporto una poesia di Laureto Rodoni, già pubblicata sul sito: http://www.rodoni.ch/busoni/cioran/cioran.html. Leggi il resto dell’articolo

Al culmine o sulle vette?

Cioran_Sur le cimes“Al culmine della disperazione” è il primo libro di Cioran che l’Adelphi ha tradotto soltanto nel 1998, sebbene la prima edizione sia del 1934 (piccola curiosità: l’edizione originale è quotata ben US$ 2,000).

Scritto in rumeno (da un Cioran ventenne, ma sorprendentemente maturo) con il titolo originale “Pe culmile disperarii“, è stato tradotto in francese con “Sur les cimes du désespoir” nel 1990 dall’editore L’Herne.

Sulla traduzione del titolo in italiano c’è stata una piccola discussione, sulle pagine del Corriere, tra Rigoni e i traduttori, che riporto non tanto per sterile intellettualismo, ma per evidenziare come la traduzione di un autore comporti dei problemi d’interpretazione a partire dallo stesso titolo dell’opera (figuriamoci per l’intero testo). Leggi il resto dell’articolo

Cioran al Salone del libro

Cioran_rue_odeon

La rivista on line Critica letteraria in questi giorni sta presentando una serie di resoconti dei redattori presenti al Salone Internazionale del libro di Torino.

Ne ho approfittato per fare la mia parte: uno degli incontri a cui sono stato, come indicato nel post precedente, riguardava appunto Cioran.

Link: http://www.criticaletteraria.org/2013/05/salto13-cioran-al-salone-del-libro.html

Emil Cioran (1911-1995), scrittore romeno – francese, non è autore da incontri formali o accademici.

Rifiutò tutti i premi letterari, di cui aveva evidentemente una pessima opinione (Sainte-Beuve, Combat, Nimier, Morand, ecc.), tranne il Rivarol nel 1949, che accetterà giustificandolo come un’esigenza finanziaria.

Ci trovava troppa vanità, troppo formalismo, troppa inutile autocelebrazione.

Non frequentava nessun ambiente accademico, non partecipava a convegni o simili e l’unica concessione alla malinconica girandola di promozioni letterarie cui si assiste con un certo smarrimento tutt’oggi, sono state le straordinarie interviste raccolte dalla Gallimard nell’anno della sua morte e tradotte in italiano nel 2004 dall’Adelphi sotto l’evocativo titolo di “Un apolide metafisico. Conversazioni”.

Con tali premesse, si può ben comprendere che Cioran non è autore che si concilia con un fenomeno di massa come è una fiera del libro.

Già l’anno scorso, nonostante la sua fama ormai ampiamente riconosciuta in tutto il mondo e nonostante uno dei due paesi ospiti fosse la Romania, nel Salone internazionale del libro di Torino era totalmente e incomprensibilmente assente, ma tutto sommato anche ciò era in linea con il personaggio.

Quest’anno invece Cioran “appare” nel padiglione 3 del Salone, nell’area Incubatore dedicata alle case editrici emergenti, per la presentazione del libro della Mimesis Edizioni, Lettere al culmine della disperazione (1930-1934), che fa il verso al suo primo saggio scritto (in romeno) nelle notti insonni della giovinezza, Al culmine della disperazione 

Il libricino (98 pagine) riprende la corrispondenza di Cioran negli anni della sua giovinezza (tra i 19 e i 23 anni) con alcuni suoi amici romeni, in particolare con Bucur Ţincu (amico d’infanzia), Petre Comarnescu (promotore di una nota associazione e rivista culturale dell’epoca, “Criterion”) e Mircea Eliade, storico delle religioni e componente della celebre triade romeno–francese, di cui, oltre Cioran, faceva parte anche Eugène Ionesco, esponente di spicco del teatro dell’assurdo e autore de La Cantatrice Calva.

Nelle lettere, pur in uno stile ancora acerbo, sono presenti tutte le tematiche cioraniane: la sofferenza e il dolore, la disperazione, la morte, lo scetticismo e il cinismo e sopra tutto l’incredibile lucidità e l’arguta capacità di osservazione (“per me tutto si riduce alla comprensione della vita”, pag.27) che hanno fatto di Cioran uno dei più grandi  pensatori del Novecento, pur nella sua assoluta umiltà (in una lettera a Mario Andrea Rigoni, pubblicata nel libro “Mon cher ami”, lo pregava perentoriamente di togliere in un commento la parola “grande” da “grande scrittore del novecento”).

L’incontro, dopo una breve presentazione di Giovanni Rotiroti, psicanalista e professore di Lingua e Letteratura romena presso l’Università di Napoli (autore di altri libri su Cioran) che ha curato questa antologia, si trasforma in un reading avvincente.

Emergono così alcuni particolari fin qui sconosciuti: il suo iniziale proposito di scrivere una tesi su Kant (la scriverà invece su Bergson) o il suo disinteresse per il giornalismo:

“tutti i giovani di una certa cultura, che entrano nel mondo del giornalismo, iniziano prima a discutere con incredibile passione di problemi lontani dall’attualità, ma poi finiscono con effimeri reportages”.

Coerentemente con l’impostazione del libro (dove ha scritto la postfazione), conclude l’incontro Antonio Di Gennaro.

Il suo intervento è una sorta di indagine psicologica sulle motivazioni della disperazione cioraniana: “ho la disperazione nel sangue; in me non è un sentimento o un atteggiamento, ma una realtà fisiologica, per non dire fisica” (pag. 89).

Per Di Gennaro,

“Cioran, privato dalla gioia (illusoria, effimera, momentanea) dell’amore, racconterà per una vita intera, la desolazione (reale, fattuale) di una vita senza amore” (pag. 91).

Una tesi affascinante, ma a mio avviso un po’ forzata, che riprende perfino un episodio del primo amore  – e dunque la prima grande delusione amorosa – di un Cioran adolescente.

Non so se ha senso cercare di scoprire “la causa prima di tanta sofferenza”…quello che più interessa il lettore credo invece sia lo stile “feroce” di Cioran che nei Cahiers (Quaderni, 1957-1972) non a caso affermerà:

In letteratura, tutto ciò che non è spietato è noioso” (pag. 535).

[E. CioranLettere al culmine della disperazione (1930-1934), a cura di Giovanni Rotiroti, Mimesis Edizioni, 2013]

Finalmente, Cioran

Incontro Torino Mimesis 19-05-2013Il 19/05/2013 ero davanti ai cancelli del Lingotto di Torino di buon’ora, in attesa dell’apertura.

Alle 10.00, presso il Padiglione 3, c’era la presentazione del libro di Mimesis Edizioni, Lettere al culmine della disperazione (1930-1934), a cura dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia.

Allo spazio dedicato all’incontro, lo stand Incubatore (campeggiava il disegno stilizzato di una carrozzina e la scritta: “coltiviamo gli editori del futuro”), la piccola folla incominciava a formarsi praticamente da subito, nonostante l’incontro iniziasse alla stessa ora dell’apertura (solita approssimazione italiana), fino a raggiungere un discreto e, per certi versi sorprendente, numero.

Erano presenti, tra i volti che riuscivo a identificare, Antonio Di Gennaro e Giovanni Rotiroti (nella foto rispettivamente il primo a sinistra e l’ultimo a destra), accompagnati da due ragazze, presentate poi come la traduttrice del libro, Marisa Salzillo e Irma Carannante (“tutti studiosi di Cioran”, sintetizzò il rappresentante dell’Istituto Romeno).

L’incontro si è svolto sostanzialmente tra una breve introduzione del prof. Rotiroti e un intervento di Di Gennaro (quasi un’analisi psicologica dell’origine della disperazione cioraniana).

Nel mezzo…un lungo (mai abbastanza) reading delle lettere di Cioran, selezionate ovviamente dal libro.

Nonostante mi aspettassi qualcosa di diverso, è stata un’ottima soluzione: più che parlare di Cioran, è meno ovvio e più incisivo far parlare direttamente Cioran.

Seppur giovane (nel periodo in questione, Cioran aveva tra i 19 e 23 anni) nelle lettere si trovano già molti dei temi fondamentali dello scrittore romeno.

Prossimamente, completata la lettura, prevedo di sviluppare un commento/recensione del libro, sconfinando rispetto alla linea usuale del blog.

Chi è interessato può contattarmi via email per avere il file audio in mp3 dell’incontro.

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