Emil Cioran inedito. Vivere contro l’evidenza

Sulla nota rivista Satisfiction il 02.09.2014 è comparsa una piccola recensione del libro curato da Antonio di Gennaro sull’intervista di Christian Bussy a Cioran, tradotta da Massimo Carloni.

Un inedito interessante, visto che si tratta, come ho avuto modo di indicare già su questo blog, della prima intervista televisiva di Cioran.

 

http://www.satisfiction.me/emil-cioran-inedito-vivere-contro-levidenza/

 

 

 

Altro che nichilista, il vero Emil era immanente

Il 19 febbraio 1973 Christian Bussy intervista Cioran per l’emittente televisiva RTBF. L’intervista viene trasmessa il 4 aprile dello stesso anno. In trenta minuti lo scrittore  passa in rassegna tutta la vertigine del suo pensiero, e soprattutto racconta con risposte fulminanti la sua idea di esistenza. Per la prima volta questo testo prezioso viene pubblicato in Italia. Vivere contro l’evidenza (a cura di Antonio Di Gennaro, traduzione di Massimo Carloni, La scuola di Pitagora editrice, euro 3, 50) mette a nudo, fino all’essenzialità più irriverente, un Cioran che non ha mai rinunciato a vedere le cose cosi come sono, nella loro intrinseca vacuità.
Fa bene Antonio Di Gennaro nella sua non prefazione a ricordare che Cioran è stato un pensatore autentico non allineato alle mode accademiche imperanti nella Parigi del Ventesimo secolo, uno “scrittore anti – scrittore” non inquadrato nelle correnti e nei filoni speculativi in voga nel secondo Novecento è per questo un maître à penser scomodo, sconosciuto (soprattutto nelle nostre facoltà di filosofia), tenuto ai margini  del circuito culturale ufficiale, relegato in una nicchia di cultori “sotterranei, in una cerchia ristretta di appassionati “fedeli”.
Anche in questa breve intervista, come nei suoi libri in frammenti, Cioran lucidamente ingiuria e pugnala il proprio tempo, Dio e la vita appellandosi sempre al cafard (lo stato in cui si esprime nel quotidiano la discordanza tra il mondo e se stessi: il disagio di una disparità senza scampo).
Un Cioran immanente si confessa a cuore aperto raccontando al suo interlocutore che scrive più che per debolezza, per miseria interiore. Addirittura per tracollo più che per debolezza. Smentendo categoricamente la sua appartenenza al nichilismo, l’autore di Sommario di decomposizione sostiene di non essere un negatore, perché la sua negazione non è astratta, quindi un esercizio. Cioran definisce il suo modo di negare viscerale, dunque è un’affermazione; è un’esplosione.
Questo è un passaggio fondamentale per comprendere tutta l’opera di Cioran. La sua riflessione va completamente sdoganata dal luogo comune del nichilismo.
Oltre a essere scritto in maniera evidente nei suoi libri, Cioran lo afferma senza veli anche in questa  suggestiva intervista. Quando egli dice apertamente che vivere è distruggersi, non per una mancanza , ma per una sorta di pienezza pericolosa.
«Vivere contro l’evidenza, ogni momento, diventa una sorta d’ eroismo» afferma Cioran alla fine della sua chiacchierata con Christian Bussy, invitando tutti a vedere le cose così come sono. In  certo senso questo rende la vita quasi insopportabile. Ma soltanto in questo modo è possibile attraversarla e la si può accettare nella consapevolezza che la nascita è una catastrofe anche se questa considerazione non implica un giudizio pessimista sulla vita, che si può sopportare anche con sentimento.
«Ebbene, ciò che intendevo dire con quella frase è che il fatto di vivere è una cosa talmente straordinaria, soprattutto quando si vedono le cose come sono, che questa vita totalmente disprezzata, diciamo a livello storico, appare straordinaria sul piano pratico.
Vivere contro l’evidenza, ogni momento, diventa una sorta d’eroismo».
Il nostro più sincero apprezzamento va a Antonio Di Gennaro, il curatore di questo importante libro inedito, che ci ha fatto conoscere questo testo prezioso e che soprattutto, attraverso le parole dello stesso Cioran, ha finalmente fugato ogni dubbio sulla sua appartenenza al nichilismo.
L’abisso personale dello scrittore rumeno si nutre di piccole gocce di felicità.  «Le mie negazioni somigliano a degli schiaffi, quindi sono affermazioni». Da questa  affermazione, oltre che dai suoi libri, si capisce che la definizione “nichilista” non si addice a Cioran, che invece era ossessionato dal nulla e dal vuoto che combatte con un’immanenza lucida di chi sa guardare e vedere le cose  così come sono.

Nicola Vacca

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CB: Dicono  che lei è nichilista è vero o falso?

EMC: Io non sono nichilista, non sono niente. Credo di avere degli accessi di nichilismo. Veda, è molto difficile da spiegare. Si può dire che Buddha sia nichilista? Non è possibile… È molto complicato…
Davvero, non vedo come rispondere a una tale domanda, rimanendo del tutto sincero. Di certo sono un negatore, tuttavia la mia negazione non è astratta, quindi un esercizio. È  una negazione viscerale, dunque, nonostante tutto, un ‘affermazione; è un’esplosione. Uno schiaffo è forse una negazione? Dare un ceffone…

CB:  è  un’ affermazione …

È  un affermazione, ma le mie negazioni somigliano a degli schiaffi, quindi sono affermazioni.
Tuttavia , non  mi ritraggo, non ho paura del mio nichilismo o pessimismo  o come vogliamo chiamarlo, veramente non importa, C’è il lato nichilista, ma non si tratta di questo, non credo sia importante.

CB: Cioran  lei ha scritto : « Solo  un mostro può permettersi il lusso di vedere le cose così come sono». Lei si ritiene più o meno mostruoso?

EMC : Probabilmente sì, poiché credo, effettivamente che vedere le cose così come sono, renda la vita quasi insopportabile. In tal senso, ho notato che tutte le persone che agiscono, possono farlo solo perché non vedono le cose così come sono. E io, perché ritengo di aver visto, diciamo in parte, le cose come sono, non ho potuto agire. Sono sempre rimasto ai margini degli atti. Quindi, è auspicabile per gli uomini vedere le cose  così come sono? Non so. Credo che le persone, generalmente, ne siano incapaci. Allora, è vero che solo un mostro può vedere le cose come sono, perché il mostro è uscito dall’umano.

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L’intervista di Christian Bussy a Cioran

Grazie all’impegno di Massimo Carloni *, è stata tradotta in italiano una video-intervista inedita del 1973 di Emil Cioran, da parte del giornalista Christian Bussy, recuperata recentemente da Antonio di Gennaro (come ci informa lo stesso autore).

Massimo Carloni, che ha curato il libro “Per nulla al mondo. Un amore di Cioran” di Friedgard Thoma e che è il “traduttore” di altri video su Cioran (che è possibile vedere anche su questo post), cortesemente, mi ha anche rilasciato due righe di introduzione, che riporto qui interamente:

L’intervista di Christian Bussy a Cioran, è stata trasmessa dalla Radio-Télévision belga della Communauté française (RTBF), il 4 Aprile 1973.

Nel marzo del 1990, in occasione della pubblicazione in Francia di Sur le cimes du désespoir, la televisione francese aveva programmato la trasmissione dell’intervista, ma Cioran all’ultimo momento si oppose, così come riportò il Nouvel Observateur Livres del periodo, che in esclusiva pubblicò qualche estratto dell’ «interview que vous ne verrez pas à la télévision».

Nel giugno 1995, all’indomani della morte, l’intervista venne finalmente trasmessa anche Francia, suscitando l’emozione di Simone Boué nel rivedere ancora “vivo” il suo Cioran: «Due settimane fa, dopo aver visto in TV un’intervista rilasciata nel 1972 [1973] alla televisione belga, dove era così brillante, straordinario, così interamente se stesso, mi son detta: “no, no, non è morto”»[1].

In seguito l’intervista è stata trasmessa anche dalla Televisione Romena, mentre è inedita in versione italiana. Christian Bussy ha gentilmente messo a disposizione dell’amico Antonio Di Gennaro – studioso di Cioran che sta raccogliendo tutti gli entretiens ancora inediti – la trascrizione completa dell’intervista (un po’ più lunga rispetto alla versione trasmessa in TV della durata di circa 30 min.) da cui sono stati tratti i sottotitoli in italiano.

[1] Lettera di Simone Boué a Wolfgang Kraus del 7 luglio 1995. La lettera fa parte del carteggio tra Cioran e Wolfgang Kraus, in uscita nel 2014 in traduzione italiana, con il titolo: Agonia dell’Occidente. Lettere a Wolfgang Kraus (1971-1990), presso Edizioni Bietti.

Nell’intervista, Bussy definisce Cioran “il testimone dell’inquietudine del nostro tempo” e fa quasi tenerezza l’avvertenza “vi chiedo di fare qualche leggero sforzo di attenzione per abituarvi al suo accento franco-romeno e alla rapidità del suo eloquio”, essendo “la prima volta che Cioran viene intervistato”.

Nell’intervista c’è molto del Cioran più autentico, come si può intuire da alcuni scambi di battute:

Bussy: “Paul Valéry rispondeva alla domanda ‘Perché scrivete?’ e lei?”

Cioran: “Per debolezza. No, è molto di più che per debolezza, per miseria interiore. Per tracollo addirittura. E quindi alla fine, per necessità. E’ per non gridare, per non urlare”.

“Mi sento prossimo a Baudelaire e a Pascal (che non sono dei ribelli) perché hanno il sentimento dell’Irreparabile”.

“Apprezzo molto Dostoijesky perché in lui c’è un miscuglio di distruzione che sfocia in altro, di estremo.
Vivere è distruggersi non tanto per una carenza ma per una sorta di pienezza pericolosa.
Non c’è niente di deprimente in questo, i personaggi di Dostojevskij sono semidei”.

“Ho la passione dell’amicizia, l’uomo che ho apprezzato di più in gioventù è un romeno che non ha scritto nulla ma che è un uomo straordinario. Così come ci sono molti uomini straordinari al di fuori del circuito intellettuale, più lucidi di me (la lucidità è la qualità più eminente di una persona, la qualità più importante, di un uomo che ha compreso) quindi più superiori ed ero molto contento di frequentarli”.

“Ho letto molte biografie di suicidi da giovane e devo dire che ne ho tratto molto beneficio” perché “il dramma non è morire, è nascere”.

Nel descrivere il suo personale e per certi versi conflittuale rapporto con la scrittura, si comprende perché la lettura di Cioran non può lasciare indifferente:

“Si scrive per fare del male, per sconcertare. Uno scrittore che, in un modo o nell’altro, non vi martirizza, non mi interessa”.

“I miei lettori sono poveracci, delle persone pietose, degli sventurati e per la maggior parte sono nevrotici. Beh, leggere certe mie cose è stata per loro una sorta di liberazione”.

http://www.youtube.com/watch?v=LhR536ao_cg&feature=em-upload_owner

Ringrazio Massimo Carloni per la disponibilità.

Per chi volesse approfondire, la rivista Orizzonti culturali italo-romeni – che dedica uno spazio esclusivo a Cioran (Spazio Cioran) – ha pubblicato un’intervista a quest’ultimo che è possibile leggere qui  (n. 7, luglio 2012, anno II).

Alla domanda “Com’è arrivato a conoscere l’opera di Cioran?” Massimo risponde:

Nella prima metà degli anni ’90 m’imbattei in qualche suo aforisma, riportato in un libro sul Pensiero negativo e la nuova destra, dove Cioran era frettolosamente annoverato tra gli scrittori del tramonto, sulla scia di Nietzsche, Spengler, Bataille, ecc. Furono sufficienti due o tre formule, da cui emanava una luce particolare, miracolosa, per decidere di approfondire l’opera di questo scrittore a me sconosciuto, definito magiaro (sic!) in quel saggio. Così, ammaliato dal titolo, scelsi la ‘Tentation d’exister’. La vera folgorazione, tuttavia, avvenne quando da Parigi mi portarono in regalo il volume delle Opere edito da Gallimard. Il contatto diretto col suo francese, ad un tempo levigato e dirompente, fu decisivo. Mi commossero poi le foto della sua mansarda. Quest’uomo – mi dissi – non si limita a meditare intorno all’essenziale: lo vive.

Queste sensazioni accomunano chi si approccia al pensiero e allo stile di Cioran. Chiunque esso sia, me compreso. Ed è in fondo il motivo della sua grandezza.

* Massimo CARLONI – studi in scienze politiche e filosofia all’Università di Urbino. Ha dedicato diversi studi a Cioran, pubblicati in volumi collettanei e in rivista internazionali. Ha realizzato il progetto editoriale per la traduzione italiana del libro di Friedgard Thoma, Per nulla al mondo. Un amore di Cioran (éd. l’Orecchio di Van Gogh, 2009). Libri di prossima pubblicazione: edizione italiana delle lettere di Cioran al fratello (con H.- C. Cicortaş, Archinto, Milano, 2014), a Wolfang Kraus (con Pierpaolo Trillini, Bietti, Milano, 2014), e la corrispondenza Eliade-Cioran (con H.- C. Cicortaş, 2015).

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