Cioran e la rivista Alkemie

006-alkemie-cioranALKEMIE è una rivista semestrale, pubblicata in francese, che si può trovare sul web al seguente indirizzo:

http://www.revue-alkemie.com/

Pur essendo variegata nei contenuti dei diversi articoli, ogni numero è dedicato a un particolare tema.

Qui di seguito quanto pubblicato, dal 2008 ad oggi, dall’Associazione culturale L’Orecchio di Van Gogh, la stessa Casa editrice del controverso libro di Friedgard Thoma, Per nulla al mondo. Un amore di Cioran (2010):

01. Métaphore & concept
02. Le fragmentaire
03. L’autre
04. Le rêve
05. Le vide
06. Cioran
07. La solitude
08. Le mal
09. L’être
10. Le destin

Scrive Nicolas Cavaillès (curatore delle “Oeuvres” di Cioran della prestigiosa collana “La Pléiade” di Gallimard e autore di un recente libro “Cioran malgré lui. Écrire à l’encontre de soi“) nella home page della rivista:

L’idea di una rivista internazionale in lingua francese che abbraccia letteratura e filosofia ha il grande merito di proporre una prospettiva transdisciplinare: è più che benvenuto il fatto che esista, senza parlare di opere letterarie a dimensione filosofica (da Omero a Kafka), o di opere filosofiche a dimensione letteraria (Seneca, Nietzsche), soprattutto nelle zone di lingua francese, con un Montaigne, con un Pascal e con un Cioran, una lunga e fortunata tradizione letteraria che ha rifiutato separati dogmi per installarsi in quell’unità che è il pensiero umano [mia traduzione].

La rivista è gratuita e liberamente scaricabile dal sito.

Il numero 6 risale a dicembre 2010 e, come si può vedere, è completamente dedicato a Emil Cioran.

Nella prima sezione di questo numero, Agora, troviamo dei confronti tra Cioran e Constantin Noica o con Unamuno, nonché articoli che analizzano il rapporto tra Cioran e la filosofia.

La seconda parte invece è un dossier tematico relativo alla corrispondenza, arte in cui Cioran eccelleva.

Qui ci sono anche due testimonianze “dirette” di frequentazione con Cioran: mi riferisco a Roland Jaccard (autore di “Cioran et compagnie”, PUF, Paris, 2005) e a Jacques Le Rider (con cui condivideva l’interesse per il controverso autore di “Sesso e carattere“, Otto Weininger).

Infine c’è una terza sezione, intitolata Dès/Deux ordres du monde et du langage, che possiamo forse definire come la parte più letteraria del numero.

Segnalo, tra gli altri, l’affascinante articolo del “nostro” Massimo Carloni (uno dei due autori italiani – l’altro è Antonio Di Gennaro– che collaborano con la rivista e attento studioso di Cioran, di cui ho parlato nel precedente post) che indaga il rapporto di Cioran con la musica (Bach, Brahms e non solo).

Alla fine troviamo anche due interessanti interviste di Mihaela-Genţiana STĂNIŞOR (direttrice della rivista e anch’essa attenta studiosa di Cioran) con Roland Jaccard e Renzo Rubinelli, nonché alcune foto di quest’ultimo – nella sua ormai famosa visita in Romania (per la raccolta di materiale per la tesi) – con Cioran, con il fratello Aurel e con il filosofo Constantin Noica.

Nel leggere la rivista, prendo sempre più coscienza del fatto che per approfondire Cioran bisogna accedere al materiale francese, essendo purtroppo quello italiano limitato in quantità e qualità (coltivando nel contempo la speranza che in Italia si muoverà prima o poi qualcosa in tal senso).

Dal prossimo numero – precisamente dal numero 11- “Le bonheur” – la pubblicazione della rivista sarà curata dalla Casa Editrice Mimesis Edizioni di Sesto San Giovanni (MI).

E’ possibile scaricare il numero dedicato a Cioran dal sito indicato sopra oppure direttamente da questo link: Alkemie CIORAN nr 6-2010.

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Un appello per Cioran

megafonoCome ho più volte rilevato anche su queste pagine, riscontro attenzioni contrastanti del mondo cosiddetto culturale, nei confronti di Emil Cioran.
A volte ho l’impressione che molti condividano la  mia opinione ovvero che si tratti di uno dei più grandi pensatori e scrittori dell’ultimo secolo.
Altre volte constato vuoti e lontananze assurde, come se fosse un’appestato, un debosciato.

Certo, i temi che ha affrontato non sono di facile appiglio: la morte, il suicidio, Dio, il senso della nostra esistenza, il misticismo, il lirismo, ecc.
Non mi aspetto quindi che ci possa mai essere una folla significativa al seguito, magari di quelle che qualcuno può intravedere, sconcertato, alla presentazione di uno dei tanti nuovi libri, sedicenti capolavori di sedicenti scrittori contemporanei.

Eppure non dovrebbero essere i temi cioraniani gli unici o i principali su cui l’uomo dovrebbe confrontarsi? Cosa c’è di più “essenziale“?
Cosa ci rende degni di essere definiti Essere viventi o Uomini (altro che “OltreUomo”!)?
A parte queste stringate riflessioni, come si può immaginare che la cultura oggi, italiana e mondiale, non possa dare il giusto merito a questo solitario e riservato ma pur sempre grandioso autore?

Ho visitato in quest’ultimo mese i luoghi parigini legati a Cioran, parlo in particolare di rue de l’Odéon, 21, dove abitò per diversi anni assieme alla compagna Simone Boué, dei Jardin du Luxembourg e del Cimitero di Montparnasse dove riposa dal 20 giugno del 1995.

Ebbene, le sensazioni più vive che continuo a provare anche adesso sono state: trascuratezza, stato di abbandono, disinteresse e per ultimo uno sconcertante senso di umana pietà.

NON C’E’ NEMMENO UNA TARGHETTA COMMEMORATIVA in rue de l’Odéon. Assolutamente nulla, come se là non fosse vissuto nessuno degno di essere ricordato.

Rue-Odéon 21 Paris

LA TOMBA DI CIORAN E’ IN UNO STATO DI TOTALE ABBANDONO.

Stato che colpisce maggiormente anche per la semplicità del marmo, utilizzato per tombe molto simili alla sua, e perché si trova, con fatica, nascosta com’è tra due anonime tombe e dove perfino le laconiche scritte stanno scomparendo.

Tomba Cioran

Tomba Cioran scritteLa morte – è proprio vero – alla fine divora tutto, ma il ricordo – la memoria, come hanno ben compreso gli ebrei-  dovrebbe essere l’unica nostra magra, magrissima consolazione.

E dove pure questa manca…cosa ci resta?

Faccio quindi APPELLO a tutti quelli che possono CONCRETAMENTE attivarsi per recuperare questa vergognosa mancanza.

In fondo si tratta di poca cosa, anche in termini monetari.

Dal mio lato farò il possibile…sperando nella benevolenza burocratica di quella che è stata ed è prestigiosa e accattivante patria per tanti letterari, fervido luogo di scambio tra ospitalità e inventiva, che non può permettersi di dimenticare un così illustre cittadino, anche se “apolide metafisico” quale fu Emil M. Cioran.

E…scusate lo sfogo.

Cioran alla Biblioteca dell’Odéon

cioran_jacques-sassier_gallimard

Rue de l’Odéon, 21- Paris, indirizzo della famosa “chambre de bonne” dove per tanti anni si esiliò Cioran, è a due passi dal Teatro dell’Odéon, appena dietro lo splendido Jardin du Luxembourg.
Fra qualche giorno, precisamente lunedì sera prossimo 24/06 nella Biblioteca del Teatro ci sarà un incontro dedicato proprio all’ex vicino di casa.

Se qualcuno si trovasse da quelle parti provi pure a fare un salto e sicuramente non se ne pentirà.
Diversamente, l’evento potrà essere ascoltato il 28 luglio prossimo sulla radio France Inter, nel corso della trasmissione Cosmopolitaine dalle 14.00 alle 15.00 (http://www.franceinter.fr/emission-cosmopolitaine-special-odeon-emil-cioran).

Di seguito alcuni dettagli dell’incontro. Leggi il resto dell’articolo

In memoria di Cioran

Cioran_tombaOggi 20 giugno di diciotto anni fa – nel 1995 – moriva Emil M. Cioran, dopo diversi anni di lotta al morbo di Alzheimer, all’ospedale Broca di Parigi.

Al funerale, racconta Ilinca  Zarifopol-Johnston, autore del libro “Searching for Cioran” (purtroppo ancora non tradotto in Italia), c’erano presenti soltanto pochi esponenti ufficiali romeni, qualche giornalista e la casa editrice Gallimard.

“Una fine ironica”, dice Ilinca,  “per un uomo che aveva rotto drasticamente e con forza i legami con la Romania”.

Riporto una poesia di Laureto Rodoni, già pubblicata sul sito: http://www.rodoni.ch/busoni/cioran/cioran.html. Leggi il resto dell’articolo

Al culmine o sulle vette?

Cioran_Sur le cimes“Al culmine della disperazione” è il primo libro di Cioran che l’Adelphi ha tradotto soltanto nel 1998, sebbene la prima edizione sia del 1934 (piccola curiosità: l’edizione originale è quotata ben US$ 2,000).

Scritto in rumeno (da un Cioran ventenne, ma sorprendentemente maturo) con il titolo originale “Pe culmile disperarii“, è stato tradotto in francese con “Sur les cimes du désespoir” nel 1990 dall’editore L’Herne.

Sulla traduzione del titolo in italiano c’è stata una piccola discussione, sulle pagine del Corriere, tra Rigoni e i traduttori, che riporto non tanto per sterile intellettualismo, ma per evidenziare come la traduzione di un autore comporti dei problemi d’interpretazione a partire dallo stesso titolo dell’opera (figuriamoci per l’intero testo). Leggi il resto dell’articolo

Cioran al Salone del libro

Cioran_rue_odeon

La rivista on line Critica letteraria in questi giorni sta presentando una serie di resoconti dei redattori presenti al Salone Internazionale del libro di Torino.

Ne ho approfittato per fare la mia parte: uno degli incontri a cui sono stato, come indicato nel post precedente, riguardava appunto Cioran.

Link: http://www.criticaletteraria.org/2013/05/salto13-cioran-al-salone-del-libro.html

Emil Cioran (1911-1995), scrittore romeno – francese, non è autore da incontri formali o accademici.

Rifiutò tutti i premi letterari, di cui aveva evidentemente una pessima opinione (Sainte-Beuve, Combat, Nimier, Morand, ecc.), tranne il Rivarol nel 1949, che accetterà giustificandolo come un’esigenza finanziaria.

Ci trovava troppa vanità, troppo formalismo, troppa inutile autocelebrazione.

Non frequentava nessun ambiente accademico, non partecipava a convegni o simili e l’unica concessione alla malinconica girandola di promozioni letterarie cui si assiste con un certo smarrimento tutt’oggi, sono state le straordinarie interviste raccolte dalla Gallimard nell’anno della sua morte e tradotte in italiano nel 2004 dall’Adelphi sotto l’evocativo titolo di “Un apolide metafisico. Conversazioni”.

Con tali premesse, si può ben comprendere che Cioran non è autore che si concilia con un fenomeno di massa come è una fiera del libro.

Già l’anno scorso, nonostante la sua fama ormai ampiamente riconosciuta in tutto il mondo e nonostante uno dei due paesi ospiti fosse la Romania, nel Salone internazionale del libro di Torino era totalmente e incomprensibilmente assente, ma tutto sommato anche ciò era in linea con il personaggio.

Quest’anno invece Cioran “appare” nel padiglione 3 del Salone, nell’area Incubatore dedicata alle case editrici emergenti, per la presentazione del libro della Mimesis Edizioni, Lettere al culmine della disperazione (1930-1934), che fa il verso al suo primo saggio scritto (in romeno) nelle notti insonni della giovinezza, Al culmine della disperazione 

Il libricino (98 pagine) riprende la corrispondenza di Cioran negli anni della sua giovinezza (tra i 19 e i 23 anni) con alcuni suoi amici romeni, in particolare con Bucur Ţincu (amico d’infanzia), Petre Comarnescu (promotore di una nota associazione e rivista culturale dell’epoca, “Criterion”) e Mircea Eliade, storico delle religioni e componente della celebre triade romeno–francese, di cui, oltre Cioran, faceva parte anche Eugène Ionesco, esponente di spicco del teatro dell’assurdo e autore de La Cantatrice Calva.

Nelle lettere, pur in uno stile ancora acerbo, sono presenti tutte le tematiche cioraniane: la sofferenza e il dolore, la disperazione, la morte, lo scetticismo e il cinismo e sopra tutto l’incredibile lucidità e l’arguta capacità di osservazione (“per me tutto si riduce alla comprensione della vita”, pag.27) che hanno fatto di Cioran uno dei più grandi  pensatori del Novecento, pur nella sua assoluta umiltà (in una lettera a Mario Andrea Rigoni, pubblicata nel libro “Mon cher ami”, lo pregava perentoriamente di togliere in un commento la parola “grande” da “grande scrittore del novecento”).

L’incontro, dopo una breve presentazione di Giovanni Rotiroti, psicanalista e professore di Lingua e Letteratura romena presso l’Università di Napoli (autore di altri libri su Cioran) che ha curato questa antologia, si trasforma in un reading avvincente.

Emergono così alcuni particolari fin qui sconosciuti: il suo iniziale proposito di scrivere una tesi su Kant (la scriverà invece su Bergson) o il suo disinteresse per il giornalismo:

“tutti i giovani di una certa cultura, che entrano nel mondo del giornalismo, iniziano prima a discutere con incredibile passione di problemi lontani dall’attualità, ma poi finiscono con effimeri reportages”.

Coerentemente con l’impostazione del libro (dove ha scritto la postfazione), conclude l’incontro Antonio Di Gennaro.

Il suo intervento è una sorta di indagine psicologica sulle motivazioni della disperazione cioraniana: “ho la disperazione nel sangue; in me non è un sentimento o un atteggiamento, ma una realtà fisiologica, per non dire fisica” (pag. 89).

Per Di Gennaro,

“Cioran, privato dalla gioia (illusoria, effimera, momentanea) dell’amore, racconterà per una vita intera, la desolazione (reale, fattuale) di una vita senza amore” (pag. 91).

Una tesi affascinante, ma a mio avviso un po’ forzata, che riprende perfino un episodio del primo amore  – e dunque la prima grande delusione amorosa – di un Cioran adolescente.

Non so se ha senso cercare di scoprire “la causa prima di tanta sofferenza”…quello che più interessa il lettore credo invece sia lo stile “feroce” di Cioran che nei Cahiers (Quaderni, 1957-1972) non a caso affermerà:

In letteratura, tutto ciò che non è spietato è noioso” (pag. 535).

[E. CioranLettere al culmine della disperazione (1930-1934), a cura di Giovanni Rotiroti, Mimesis Edizioni, 2013]

Finalmente, Cioran

Incontro Torino Mimesis 19-05-2013Il 19/05/2013 ero davanti ai cancelli del Lingotto di Torino di buon’ora, in attesa dell’apertura.

Alle 10.00, presso il Padiglione 3, c’era la presentazione del libro di Mimesis Edizioni, Lettere al culmine della disperazione (1930-1934), a cura dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia.

Allo spazio dedicato all’incontro, lo stand Incubatore (campeggiava il disegno stilizzato di una carrozzina e la scritta: “coltiviamo gli editori del futuro”), la piccola folla incominciava a formarsi praticamente da subito, nonostante l’incontro iniziasse alla stessa ora dell’apertura (solita approssimazione italiana), fino a raggiungere un discreto e, per certi versi sorprendente, numero.

Erano presenti, tra i volti che riuscivo a identificare, Antonio Di Gennaro e Giovanni Rotiroti (nella foto rispettivamente il primo a sinistra e l’ultimo a destra), accompagnati da due ragazze, presentate poi come la traduttrice del libro, Marisa Salzillo e Irma Carannante (“tutti studiosi di Cioran”, sintetizzò il rappresentante dell’Istituto Romeno).

L’incontro si è svolto sostanzialmente tra una breve introduzione del prof. Rotiroti e un intervento di Di Gennaro (quasi un’analisi psicologica dell’origine della disperazione cioraniana).

Nel mezzo…un lungo (mai abbastanza) reading delle lettere di Cioran, selezionate ovviamente dal libro.

Nonostante mi aspettassi qualcosa di diverso, è stata un’ottima soluzione: più che parlare di Cioran, è meno ovvio e più incisivo far parlare direttamente Cioran.

Seppur giovane (nel periodo in questione, Cioran aveva tra i 19 e 23 anni) nelle lettere si trovano già molti dei temi fondamentali dello scrittore romeno.

Prossimamente, completata la lettura, prevedo di sviluppare un commento/recensione del libro, sconfinando rispetto alla linea usuale del blog.

Chi è interessato può contattarmi via email per avere il file audio in mp3 dell’incontro.

Cioran e il Salone del libro 2013

salone libro torinoRicordo ancora l’amarezza di un anno fa di ritorno dal Salone del libro di Torino.

Nonostante uno dei due paesi ospiti fosse la Romania, Cioran era praticamente assente e ciò che alla vigilia già appariva come poco più di un’ombra (era previsto una sorta di reading), alla fine si tradusse nel nulla più assoluto.

Del post del 15 maggio dell’anno scorso che riassume questa delusione riprendo un breve aneddoto:

Ho avuto modo tuttavia di appurare che l’interesse per Cioran in realtà è più vivo di quello che appare.
Ho sentito alcuni che chiedevano informazioni, altri che si accertavano cosa contenesse un cd con l’effigie di Cioran in copertina, altri che sfogliavano i pochissimi libri (seminascosti!) dedicati a questo autore nello stand della Romania, paese ospite.
Ho così chiesto agli organizzatori come mai questa assenza.
La risposta è stata molto “balcanica”:
“C’è già stato il centenario l’anno scorso su Cioran”.
Come a dire: “per quale motivo riprendere il discorso?”.
Be’ che dire? Forse proprio Cioran avrebbe apprezzato.

Quest’anno  il Salone Internazionale del libro di Torino si preannuncia senz’altro più interessante grazie a un nuovo libro su Cioran.

Pubblicato da Mimesis Edizioni, il libro è una piccola antologia (poco meno di cento pagine) di alcune lettere inviate da un giovane Cioran a degli amici.

Il libro, curato da Giovanni Rotiroti, con una postfazione di Antonio Di Gennaro (entrambi autori di libri e convegni su Cioran), è stato tradotto da Marisa Salzillo.

Qui di seguito il link:

http://mimesisedizioni.it/Volti/Lettere-al-culmine-della-disperazione-1930-1934.html

dove è possibile trovare anche quattro piccole recensioni e qualche piccola anteprima.

L’appuntamento, imperdibile, è per domenica prossima 19/05 alle ore 10.00.

PRESENTAZIONE DEL LIBRO:

LETTERE AL CULMINE DELLA DISPERAZIONE (1930-1934) di Emil Cioran

(MIMESIS EDIZIONI, 2013)

– L’INCUBATORE

domenica 19.05.2013 10.00 h
Presentazione libro
Organizzatori:
Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia
Partecipanti:
Carannante Irma
Di Gennaro Antonio
Rotiroti Giovanni
Salzillo Marisa

Incubatore 

Due ottimisti perversi, Cioran e Bufalino

BufalinoGesualdo Bufalino è conosciuto più che altro per “Diceria dell’untore” o al massimo per il Premio Strega, “Le menzogne della notte” .
In realtà, uomo di grande cultura e diversissime passioni (cinema, musica, scacchi, ecc.), fu anche un ottimo traduttore dal francese e dallo spagnolo, nonché fine aforista (una breve selezione si può leggere sul sito di Aforisticamente).
Come si può notare da questi aforismi (uno su tutti: “Diffidate dagli ottimisti, sono la claque di Dio”), Bufalino possiede alcune caratteristiche che facilmente richiamano Emil Cioran.
Ed è proprio questo l’accostamento fatto da Matteo Collura in un articolo sul Corriere della Sera del 23 settembre 2008. Leggi il resto dell’articolo

Cioran fa jogging

Emil-Cioran-gamba alzataCurioso articolo di Mario Andrea Rigoni sul Corriere della Sera di luglio 2010, in difesa dell’amico Cioran.

L’accusa in questione è tratta dal libro di F.M. Cataluccio, “Vado a vedere se di là è meglio” (Ed.Sellerio).

Una polemica inutile e pretestuosa, “un soprassalto di bile” ingiustificato ma ripresa furbescamente (giornalisticamente) da diversi quotidiani e blog (qui il link di un articolo di Libero).

Una mattina, mentre stavamo seduti con Barbara su una panchina del Giardino e discutevamo animatamente in polacco, ci passò davanti un signore con una coloratissima tuta da ginnastica, le scarpe gialle e la polsiera tergisudore bianca al posto dell’orologio. Trotterellava elegantemente senza mostrare fatica, come uno che corre tutti i giorni. Con la coda dell’occhio ci guardò e rallentò l’andatura. Riconobbe la mia amica e, correndo all’indietro come un clown del circo, venne a salutarla con un sorriso sportivo, a trentadue denti. Scambiarono frettolosamente alcune frasi mentre lui continuava a saltellare sul posto. Poi riprese la sua strada di buona lena, scartando di lato con un plastico colpo d’anca. Chiesi chi fosse. – Ma non l’hai riconosciuto? E’ Emil Cioran, – mi rispose. Ebbi un soprassalto di bile: – Ma come, questo disgraziato che per anni ci ha intortati col suo affascinante “Sommario di decomposizione” e sedotti con l’idea che la cosa migliore da fare sarebbe stata suicidarci, si mantiene in forma come un qualsiasi fighetto che non vuole invecchiare!

http://archiviostorico.corriere.it/2010/luglio/28/Quegli_Intellettuali_Millantatori_davanti_Nichilismo_co_9_100728058.shtml

Quegli Intellettuali Millantatori davanti al Nichilismo di Cioran

Il millantato credito, non per lucro (nel qual caso costituisce anche un reato), ma per semplice vanità, è in diverse forme una pratica sociale più comune e diffusa di quanto si immagini: in questo senso rappresenta un aspetto di quel tratto permanente della natura umana che è lo snobismo.

Un idolo dei nostri giorni, da molti profondamente e sinceramente venerato come pensatore e come scrittore, da qualcuno ancora sordamente avversato, è E. M. Cioran.

Finché rimane sul piano della discussione strettamente intellettuale e letteraria la cosa rientra nella più ovvia e legittima normalità: ma, quando trascende questo limite, assumendo per l’ appunto la fisionomia dello snobismo, diventa tanto curiosa quanto significativa.

Qualche anno addietro, un mio amico (tra l’ altro critico di prim’ ordine) dichiarò in un’ intervista non solo di ammirare Cioran, ma di avere trascorso intere giornate in discussione con lui: io però so con assoluta certezza che egli aveva solo cercato di conoscerlo, senza peraltro esservi mai riuscito.

Adesso apprendo (da una lettera al Foglio di Mariarosa Mancuso del 21 luglio) che nel libro «Vado a vedere se di là è meglio» Francesco Cataluccio racconta di avere una volta, in compagnia di un’amica, incrociato a Parigi un anziano signore che, indossando un moderno e sgargiante abbigliamento sportivo faceva jogging con giovanilissima lena: questo signore, che durante uno scambio di battute con la donna continuava a saltarellare sur place come un clown, era, a suo dire, Cioran.

Sorpreso e scandalizzato dal contrasto tra questa «rivelazione» e la nera visione delle cose che lo scrittore manifesta nella sua opera, il nostro intellettuale, tornato in Italia, avrebbe preso i libri di Cioran e li avrebbe dati al rigattiere sotto casa.

Ora, chi abbia frequentato o perfino solo visto Cioran, capisce che questo aneddoto è una pura e volgare invenzione.

È, inoltre, una stupidaggine: nessuno ha mai rimproverato Beckett di avere la concezione della vita che ha e, nello stesso tempo, di giocare a tennis! La mitomania è sempre antipatica: lo è ancora di più quando serve a uno scopo gratuitamente malevolo e denigratorio.

Mario Andrea Rigoni

RIPRODUZIONE RISERVATA

Pagina 36
(28 luglio 2010) – Corriere della Sera

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