Cioran, l’ebreo metafisico

cioran_romeroNel sito della rivista The Jewish Daily Forward, in occasione del centenario di Cioran nel 2011, è stato pubblicato un articolo di Benjamin Ivry sul rapporto tra Cioran e l’ebraismo.
La tesi di Ivry è che le ultime traduzioni delle opere giovanili di Cioran, scritte nella lingua nativa rumena, hanno contribuito a dare un’immagine falsa o comunque non esatta di un Cioran fascista e antisemita.

In realtà, dagli scritti di Cioran e in particolare nei Cahiers si vede chiaramente che il suo atteggiamento nei confronti degli ebrei e dell’ebraismo in generale è assolutamente rispettoso e anche empatico (“Le uniche persone a cui sono legato profondamente sono ebrei. Dividiamo le stesse imperfezioni”).
Per questo, molto più incisivamente, lo stesso Cioran  ammise, malgrado l’ostilità degli ambienti letterari della sinistra parigina alimentata dall’ebreo rumeno Goldmann, di sentirsi “metafisicamente ebreo”.

Immagine di Isaias Enrique Gonzalez Romero

La traduzione è del sottoscritto.

http://forward.com/articles/136578/j-accepte/

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Quando Cioran diventa uno spot (di destra)

Che Cioran sia un autore caro a una visione politica di Destra è abbastanza evidente.
A parte l’adesione alla Guardia di Ferro di Codreanu, certe sue idee – più che altro giovanili e nazionalistiche – sembrano affascinare certe personaggi di questa area politica.
Inizialmente, proprio a causa di questo,  fu inviso all’intellighenzia francese, europea e mondiale, salvo poi emergere l’effettivo messaggio e valore cioraniano, scevro da qualsiasi colore politico, anzi direi molto più precisamente contro di esso (“per non cedere alla tentazione politica bisogna sorvegliarsi a ogni momento”).

Chi ha letto Cioran sa della sua idiosincrasia verso tutte le illusioni, le ideologie, le utopie.
Era molto più concretamente interessato alla vera essenza delle cose, alla morte, al senso dell’assoluto, del vuoto, del decadimento.

La libertà si può manifestare soltanto nel vuoto delle fedi, nell’assenza degli assiomi, ed esclusivamente laddove le leggi non hanno maggiore autorità di un’ipotesi” (Storia e Utopia, Adelphi, pag. 23).

Pertanto, queste “appropriazioni” mi sembrano fuori luogo, mostruose aberrazioni di raffazzonati politicanti della domenica, che sfruttano le pieghe allusive dello stile aforistico di un pensatore che al contrario era molto poco interessato all’arte di governo e simil giochi di bieco potere.
Che legame c’è tra le frasi di Cioran (qui sotto illustrate) e la “promozione politica” resta per me un mistero.

Che Cioran sia conosciuto è (forse) un bene; che sia spiluccato con la banalità tipica dei famosi cioccolatini è un abominio intellettuale.

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Venerdì 08 Aprile 2011 19:40

CASAPOUND PESCARA OMAGGIA EMIL CIORAN

Affissi nella notte striscioni e gigantografie

Pescara, 8 aprile 2011 – “Ciò che non è straziante è superfluo”, “ Chiunque non sia morto giovane merita di morire” e altre citazioni di Emil Cioran sono state affisse nella notte, insieme a gigantografie del “Nietzsche dei Carpazi”, dai militanti di CPI Pescara nel giorno del centenario della sua nascita.

Così si è voluto rendere omaggio a Emil Cioran, nato in Romania l’8 aprile 1911: non vero filosofo, né vero scrittore, né vero saggista, Cioran è stato un “ maestro del dubbio” e tutta la sua vita una “cura del dubbio”. Forse è proprio per questo che prima delle stampe di Adelphi ( anni ’80-’90) Cioran è stato totalmente ignorato dall’editoria italiana – specchio di un Paese democraticamente dogmatico – per un buon trentennio.

“Abbiamo voluto sbattere davanti agli occhi di una città dormiente alcuni tra gli aforismi sconvolgenti di Cioran – così Mirko Iacomelli, responsabile provinciale di CPI Pescara, ha commentato l’azione-, che al di là dell’innegabile pessimismo cosmico sono paradossalmente pieni di vita: la vita eroica accettata nella sua tragicità”.

Cioran e la morte dell’utopia

Quand’è che la gente si agita? Quando crede nell’ avvenire: è questa l’utopia. Ma quando si dubita dell’avvenire, quando la gente non trova risposta ai propri interrogativi, allora l’utopia è praticamente impossibile.

Cioran, in questa intervista comparsa nel 1988 ne “La Repubblica”, rilasciata a Benedetta Craveri, non parla in realtà soltanto del tema dell’utopia.
Ci sono riflessioni sul suo essere scrittore ormai famoso (“Non è tanto l’ aspetto filosofico dei miei libri che piace ai giovani, quanto piuttosto il mio cinismo”) e sulla scrittura in generale.
C’è anche una difesa a Eliade, dopo le critiche per i suoi rapporti con la Guardia di Ferro:
“se esisteva al mondo una persona apolitica, che non si interessava, non capiva niente di politica, che non leggeva nemmeno i giornali, questi era Eliade”.

Anche lui successivamente sarà travolto dalle stesse accuse del suo amico rumeno, in particolare dopo il libro di Laignel-Lavastine (in Italia pubblicato dalla Utet nel 2008 con il titolo “Cioran, Eliade e Ionesco. Il fascismo rimosso”).
Forse la frase “trovo tutte queste polemiche piuttosto ridicole e assurde” è anche un’autodifesa di un pensatore che può a ragion veduta affermare:
“Viviamo in un’ epoca in cui il disinganno è generale. In questo, i miei libri erano in anticipo di vent’anni.” Leggi il resto dell’articolo

I legami torbidi con Codreanu

ANNI TRENTA UN SAGGIO RISALE ALL’ORIGINE DELLA TENTAZIONE TOTALITARIA

Gli intellettuali e Hitler. Una tragedia romena

Da Cioran a Eliade, tutti stregati dal credo parafascista di Codreanu


Perché un grande studioso delle religioni come Mircea Eliade divenne sostenitore della Guardia di ferro, il movimento parafascista romeno fondato da Corneliu Zelea Codreanu? E come mai Emil Cioran, un pensatore fondamentalmente scettico, condivise anche lui quelle simpatie, unendovi anzi una spiccata ammirazione per Adolf Hitler?
È a interrogativi del genere che cerca di rispondere il libro che una giovane studiosa, Emanuela Costantini, ha dedicato alla cultura romena degli anni Venti e Trenta e dunque al nazionalismo antiliberale e antisemita che ne caratterizzò in larga parte gli orientamenti.
Al centro della sua ricostruzione si colloca una figura chiave (benché in Italia sostanzialmente sconosciuta) come il filosofo Nae Ionescu, che fu maestro di Eliade, di Cioran e di tanti giovani romeni che subirono la fascinazione totalitaria.
Ed è proprio il tragitto intellettuale di Ionescu tra le due guerre a mostrare come l’abbandono delle istituzioni e dei valori democratici avvenisse per gradi. Leggi il resto dell’articolo

Cioran, il giovane hitleriano

Nel 2009 viene tradotto per la prima volta in francese uno dei libri più discussi di Cioran: “Schimbarea la fata a Romaniei” del 1936.
Il Corriere della Sera ne propose un breve estratto che, pur essendo già noti i contenuti, sorprese allora non pochi e continuerà a sorprendere ancor oggi tanti intellettuali e lettori appassionati.

Su questo aspetto ritornerò più volte, anche perché la questione è delicata e complessa.

Dovrei dire, come sempre in questi casi, “bisognerebbe contestualizzare lo scritto” ma preferisco piuttosto sottolineare l’estremo pudore con cui Cioran parlerà di questo scritto: non rinnegherà nulla del suo passato -come tanti ipocriti e opportunisti hanno fatto o avrebbero potuto fare- e lo riterrà più che altro un conturbante effetto del proprio entusiasmo giovanile. Leggi il resto dell’articolo

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