Lo zibaldone di Cioran

giacomo-leopardiPoco prima della pubblicazione in Italia dei “Quaderni 1957-1972” di Emil Cioran, sul Corriere della Sera compariva un interessante articolo di Mario Andrea Rigoni in cui si evidenziava l’affinità di Cioran al nostro Leopardi.

“Affini nell’atteggiamento, lo sono anche nelle convinzioni ultime”: entrambi lucidi e pertanto di un pessimismo estremo ma in fondo amanti  della vita (nel senso più raffinato del termine) e avidi lettori.

Nell’articolo si trova anche una lettera (allora) inedita di Cioran inviata a Rigoni (e qui tradotta dallo stesso): un giudizio sulla recente morte dell’amico scrittore Michaux, di cui si disse che solo l’ingombrante presenza di Albert Camus non gli concesse il Nobel.

Ricordo che Mario Andrea Rigoni, oltre che attento studioso di Leopardi e amico di Cioran, ha scritto su quest’ultimo “In compagnia di Cioran” (Il notes magico, 2004), “Ricordando Cioran” (La scuola di Pitagora, 2011) e “Cioran dans mes souvenirs” (Puf, 2009).

Buona lettura.

http://archiviostorico.corriere.it/2001/giugno/03/CIORAN_libro_segreto_delle_illusioni_co_0_0106036533.shtml

AUTOBIOGRAFIE APPUNTI, RIFLESSIONI, OSSERVAZIONI, ABBOZZI, ESERCIZI: LE ANNOTAZIONI PRIVATE DEL GRANDE SAGGISTA-FILOSOFO USCIRANNO IN ITALIANO DA ADELPHI. LO ZIBALDONE DI EMIL CIORAN

Il libro segreto delle illusioni

“Michaux, diabolicamente intelligente. Ma perche’ ha scritto cosi’ tanti libri?”

AUTOBIOGRAFIE Appunti, riflessioni, osservazioni, abbozzi, esercizi: le annotazioni private del grande saggista-filosofo usciranno in italiano da Adelphi

CIORAN Il libro segreto delle illusioni di MARIO ANDREA RIGONI

I trentaquattro «Quaderni» che Cioran ha tenuto fra il 1957 e il 1972 sono andati incontro alla medesima sorte che ha avuto lo «Zibaldone di Pensieri», composto tra il 1817 e il 1832 da Leopardi, uno dei poeti che egli venerava di più, benché ne avesse una conoscenza piuttosto scarsa: in entrambi i casi, un’ enorme massa di appunti, osservazioni, riflessioni, abbozzi ed esercizi, messa insieme a titolo esclusivamente privato nell’ arco di un quindicennio, non solo si è rivelata una preziosa fonte di derivazione e di illuminazione dell’ opera edita, ma si è costituita essa stessa in una sorta di opera, comunque in un emozionante documento intellettuale, letterario e umano, degno di essere pubblicato come tale.
E’ ciò che, per Cioran, hanno fatto saggiamente dapprima l’ editore Gallimard, a due anni dalla morte dell’ autore (1995), e adesso anche Adelphi grazie all’ eccellente traduzione di Tea Turolla: era stata Simone Boué, la compagna di Cioran, anche lei nel frattempo scomparsa, che aveva deciso di sottrarre i «Quaderni» alla distruzione alla quale erano stati destinati e che ne aveva fatto una vastissima scelta per la stampa.
Questi due zibaldoni postumi sono in realtà l’ autobiografia segreta, il romanzo intellettuale e metafisico che i loro autori non hanno mai scritto né voluto scrivere.
Espressione diretta e costante di un io ferito, si possono definire due libri romantici sotto molti aspetti: a incominciare dalla scelta del frammento.
Sia Leopardi sia Cioran adottano questa forma perché, non diversamente da Friedrich Schlegel, essi stessi si sentono «uomini a frammenti», schegge di una totalità perduta e tuttavia instancabilmente cercata o rimpianta.
«Tutti i miei libri sono mezzi-libri, saggi nel senso proprio del termine», confessa Cioran, proprio come ammetteva Leopardi nella lettera a Charles Lebreton: «Ho scritto soltanto saggi, considerandoli sempre dei preludi, ma la mia carriera non è andata oltre».
La modestia ammirevole di queste dichiarazioni è reale e sincera, ma non deve essere interpretata come un semplice fatto psicologico.
Il frammento è infatti lo stile che meglio aderisce alla vita spezzata dell’ uomo moderno e che, in pari tempo, più si sottrae alla tirannia dell’ idea e alla falsità del sistema.
Scrittori di questa natura sono per l’ appunto catturati dall’ esistenza, dagli esseri e dalle cose, non dalle filosofie, dalle scuole, dai metodi, che essi respingono come astrazioni sospette e convenzioni interessate; sprofondati nell’ essenziale, attirati in pari tempo dalla fisiologia e dalla metafisica, estranei ai gerghi e alle mode, trovano più verità nell’ esperienza di una portinaia o di una prostituta che nelle disquisizioni dei professori e dei critici.
Affini nell’ atteggiamento, lo sono anche nelle convinzioni ultime.
Tra le tante analogie che ricollegano Cioran a Leopardi, non per trasmissione di idee dall’ uno all’ altro ma per appartenenza a una stessa famiglia spirituale, basterà citare quella, capitale, che si riferisce al tema dell’ irrealtà del mondo e dunque della paradossale sostanzialità dell’ illusione, di cui sono entrambi così impregnati da esprimersi negli stessi termini.
Nei «Quaderni» di Cioran si legge questo aforisma: «Se tutto è illusorio, di reale non vi è per l’ appunto altro che l’ illusione».
Sembra la voce di Leopardi, che nello «Zibaldone di Pensieri» annotava:
«Pare un assurdo, e pure è esattamente vero che, tutto il reale essendo un nulla, non v’ è altro di reale né altro di sostanza al mondo che le illusioni».
Proprio da questo nichilismo, non privo di sfondo religioso, deriva la straordinaria vitalità delle mille pagine in cui Cioran ha registrato dubbi, ossessioni, preghiere, esecrazioni, capricci, incontri occasionali, ricordi d’ infanzia, lutti familiari, letture, annotazioni politiche, linguistiche, musicali (il suo idolo è Bach), osservazioni sulle razze e sui popoli (ebrei, tedeschi, francesi, spagnoli, romeni), giudizi su autori venerati (Tacito, Marco Aurelio, Montaigne, La Rochefoucauld, Pascal, Saint-Simon, Joubert, Baudelaire, Dostoevskij, Emily Dickinson, Simmel, Rozanov, Yeats, Connolly) o poco amati (Heidegger, Sartre, Blanchot) oppure ammirati e poi, almeno in parte, rifiutati (Shelley, Rilke, Chestov, Valéry), notizie o aneddoti su amici (Celan, Henry Corbin, Michaux, Beckett, Ionesco) e su nemici (mai nominati, anche se spesso riconoscibili), perplessità tanto ricorrenti quanto ingiustificate sul valore dei propri libri e perfino sulla legittimità del proprio statuto di autore.
Alla fine tutto si riconduce al fatto che Cioran – grande scrittore che non cessa di deplorare la futilità della letteratura – interpreta la vita e il pensiero non come un mestiere, ma come un destino: donde la singolarità e l’ immediatezza folgorata della sua esperienza.
A ciò ha voluto rendere omaggio Simone Boué nelle poche pagine, orgogliose e dolenti, premesse ai «Quaderni», nelle quali rivendica a Cioran, contro «la muta dei benpensanti» scatenatasi di recente, il patto di solitudine e destino.
Occorre solo aggiungere che a questo patto sembra essersi misteriosamente sottomessa lei stessa, creatura nella quale la bruciante intelligenza si univa a una timidezza angelica. Sopravvissuta a Cioran due anni, che impiegò per trascriverne i «Quaderni», nel settembre 1997 fu travolta da un’ ondata in riva all’ Atlantico: una fine accidentale che aveva peraltro tutti i segni di un compimento.

Il libro: «Quaderni 1957-1972» di Émile Cioran è edito da Adelphi (pp. 1250, lire 80.000) con la traduzione di Tea Turolla. Il volume sarà in libreria nelle prossime settimane

L’ INEDITO «Michaux, diabolicamente intelligente Ma perché ha scritto così tanti libri?»

Mio caro amico, la ringrazio delle parole così generose rivolte alla mia vecchia Tentation (La tentation d’ exister, ndr.), che non le merita – ma alla fine fanno piacere – Ho riletto il saggio sugli Ebrei e penso che non sia troppo datato. – Ma parliamo piuttosto di un avvenimento: la morte di Michaux. Eravamo molto legati; lo ammiravo ma, curiosamente, non avevo affetto per lui. Il suo spirito corrosivo, intrattabile, «cattivo» mi piaceva (poteva essere sbalorditivo a cena!); tuttavia era scrittore, troppo scrittore. Questo lato «uomo di lettere», per nulla percepito negli ambienti letterari dai quali egli rifuggiva per calcolo, era comunque reale. Un falso solitario. Che importa! Era diabolicamente intelligente. Ma perché ha scritto tanto? E’ stato vittima del suo lato assiduo, laborioso, del suo lato belga. Gliene voglio perché non aveva niente di un fallito. Caraco, per anni, mi ha inviato i suoi libri con dediche lunghe e solenni nelle quali diceva che lui e io eravamo i «grandi incompresi» del nostro tempo. In questo modo ha finito coll’ esasperarmi, e un giorno li ho gettati nella spazzatura. Ho letto recentemente Madame mère est morte: è notevole, mentre gli altri libri erano splendidamente scritti e vuoti. Su Jean Rostand ho scritto soltanto una pagina, pubblicata quando era vivo (in un numero speciale di omaggi prevalentemente scientifici): gliene mando la fotocopia in ragione di un pensiero folgorante di Guyau (un filosofo che si leggeva ancora al tempo della mia giovinezza). Grazie della pena che lei si dà per far pubblicare i miei scritti nel «Corriere». Visto lo stato di atonia in cui sono, non credo che mi sia possibile farle giungere nel prossimo futuro un testo propriamente inedito. Cerchi di venire a Parigi in gennaio come promesso. Simone e io ce ne rallegriamo fin d’ ora. Venga anche perché possiamo visitare finalmente le mostre di cui tutti parlano e che non abbiamo più il coraggio di andare a vedere da soli. Con la nostra più affettuosa amicizia per lei, Luisa e Alberto. Cioran

Il testo: la lettera inedita, qui riportata, fu scritta da Émile Cioran a Mario Andrea Rigoni da Parigi il 6 novembre del 1984.

Tra gli autori citati da Cioran ci sono il poeta e pittore francese di origine belga Henri Michaux (1899-1984) e i filosofi Albert Caraco (1919-1971) e Jean Rostand (1894-1977). La traduzione è del destinatario.

CHI E’

Filosofo, saggista, scrittore. Francese di adozione Cioran (Cioranescu, il suo vero cognome) è nato nel 1911 in Romania dove ha svolto studi in filosofia. Inizialmente bergsoniano, rivolge successivamente il suo interesse a Nietzsche. E’ nel 1937 che viene inviato dall’ Istituto francese di Bucarest in Francia, dove resterà fino alla sua morte, avvenuta nel 1995

I LIBRI

La sua produzione filosofica, anche se è difficile parlare di filosofia nel caso di Cioran, è quasi del tutto in lingua francese con l’ esclusione del suo primo libro scritto a 22 anni in romeno: «Pe culmile disperarii» («Al culmine della disperazione», ed. Adelphi 1998). Cioran fu a lungo accusato per le sue dichiarazioni giovanili antisemite e filohitleriane. Posizioni poi riviste in età matura. Sulla vicenda è fondamentale la biografia di Cioran scritta da Patrice Bollon (Cioran l’ eretico)

IL FRANCESE

La sua è considerata una delle più belle prose in francese. «Ho scritto in romeno fino al ‘ 47 – ha raccontato lo stesso Cioran – Quell’ anno mi trovavo in una casetta a Dieppe, e traducevo Mallarmé in rumeno. Di colpo, mi son detto: “Che assurdità! Che senso ha tradurre Mallarmé in una lingua che nessuno conosce?”. Allora ho rinunciato alla mia lingua. E mi sono messo a scrivere in francese».

IN ITALIA

I libri di Émile Cioran in Italia sono tradotti da Adelphi. Nella collana «Biblioteca Adelphi»: «Al culmine della disperazione», «La caduta nel tempo», «La tentazione di esistere», «L’ inconveniente di essere nati». Mentre nella «Piccola Biblioteca Adelphi» sono usciti: «Esercizi ammirazione», «Il funesto demiurgo», «Lacrime e santi», «Sillogismi dell’ amarezza», «Storia e utopia»

Rigoni Mario Andrea

Pagina 25
(3 giugno 2001) – Corriere della Sera

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