Al culmine o sulle vette?

Cioran_Sur le cimes“Al culmine della disperazione” è il primo libro di Cioran che l’Adelphi ha tradotto soltanto nel 1998, sebbene la prima edizione sia del 1934 (piccola curiosità: l’edizione originale è quotata ben US$ 2,000).

Scritto in rumeno (da un Cioran ventenne, ma sorprendentemente maturo) con il titolo originale “Pe culmile disperarii“, è stato tradotto in francese con “Sur les cimes du désespoir” nel 1990 dall’editore L’Herne.

Sulla traduzione del titolo in italiano c’è stata una piccola discussione, sulle pagine del Corriere, tra Rigoni e i traduttori, che riporto non tanto per sterile intellettualismo, ma per evidenziare come la traduzione di un autore comporti dei problemi d’interpretazione a partire dallo stesso titolo dell’opera (figuriamoci per l’intero testo).

http://archiviostorico.corriere.it/1999/febbraio/20/traduttori_Cioran_autore_darci_ragione_co_0_9902203374.shtml

I traduttori di Cioran: è l’autore a darci ragione

A proposito delle riserve espresse da Mario Andrea Rigoni, in un articolo apparso sul “Corriere della Sera” dell’ 8 febbraio [l’articolo parlava in realtà di un’antologia di poesie di Celan, Conseguito silenzio, ma riportava incidentalmente che la traduzione adelphiana  “Al culmine” piuttosto che “Sulle vette” della disperazione, era meno corretta e meno poetica, NdR] , riguardo alla traduzione del titolo (“Al culmine della disperazione”) della prima opera di E. M. Cioran, edita di recente da Adelphi, vorremmo fare alcune precisazioni.

Il titolo originale suona “Pe culmile disperarii”; alla lettera: “Sui culmini della disperazione” (o anche “sulle cime”, “vette” o “sommità”, data l’ analogia di uso del termine, derivante sia in italiano sia in romeno dal latino “culmen”).

Di questo titolo e della sua natura fortuita dà ragione Cioran stesso in un’ intervista rilasciata nel 1979 a Parigi, e pubblicata in italiano nel luglio 1981 sulla rivista “In forma di parole”: “Mi vennero in mente i titoli dei giornali in cui si legge: “X si buttò dalla finestra al colmo della disperazione”, e questo fu il titolo che diedi al libro”.

Le “vette” appaiono nella traduzione francese (“cimes”), ma a nostro modesto avviso tradiscono, pur nella loro fedeltà’ alla metafora, l’originale romeno proprio in quel preteso “valore poetico” che Rigoni non ritiene di riscontrare nel titolo scelto da Adelphi, fermo restando che: a) non si può parlare di non correttezza della traduzione, poiché si tratta di semplici sfumature in “una” delle letture possibili; b) se tradurre significa scegliere, come dice Rigoni, “qual è l’infedeltà che costa di meno e sfigura di meno l’oggetto”, ci sembra che il termine “vette” conferirebbe al titolo un tocco di melodramma che riteniamo del tutto superfluo.

Cristina Fantechi, Fulvio del Fabbro (traduttori)

Pagina 33

(20 febbraio 1999) – Corriere della Sera

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TRADUZIONI UNA REPLICA AI CURATORI ITALIANI

IL COLMO DI CIORAN? E’ PLURALE

http://archiviostorico.corriere.it/1999/marzo/02/COLMO_CIORAN_PLURALE_co_0_9903021403.shtml

I traduttori italiani del primo libro scritto da Cioran difendono la loro scelta del titolo (“Al culmine della disperazione”, Adelphi, 1998), contro la mia (“Sulle vette della disperazione”), con argomenti smentiti da questi tre fatti.

1) La forma originale romena “pe culmile” è di numero plurale. Essa significa dunque “sulle cime” o “sulle vette” non “al colmo” o “al culmine”: come tale è stata conservata nella traduzione francese (“Sur les cimes du desespoir”).

2) L’ edizione francese (L’ Herne, 1990) fu condotta sotto la diretta e integrale sorveglianza di Cioran, che scelse o approvò anche il titolo. Posso inoltre testimoniare che anche nella nostra lunga corrispondenza privata Cioran designa sempre il libro come “Sur les cimes du desespoir”.

3) L’ immagine delle “vette” ricorre nel testo stesso: “La morte ti strappa dalle vette della vita”. Che cosa si vuole di più ? L’ editore sia meno suscettibile e, semmai, cambi il titolo, come già aveva fatto con “Il demiurgo cattivo” (1986), tramutato in seguito in “Il funesto demiurgo” su precisa richiesta di Cioran.

Ne’ si deve preoccupare che la presenza metaforica delle montagne (accolta in copertina) aggiunga un tocco melodrammatico: se così è, non stona affatto e, comunque, appartiene tipicamente all’acceso lirismo di Cioran, in particolare del Cioran giovane.

Mario Andrea Rigoni

Pagina 35

(2 marzo 1999) – Corriere della Sera

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