Cioran, l’ebreo metafisico

cioran_romeroNel sito della rivista The Jewish Daily Forward, in occasione del centenario di Cioran nel 2011, è stato pubblicato un articolo di Benjamin Ivry sul rapporto tra Cioran e l’ebraismo.
La tesi di Ivry è che le ultime traduzioni delle opere giovanili di Cioran, scritte nella lingua nativa rumena, hanno contribuito a dare un’immagine falsa o comunque non esatta di un Cioran fascista e antisemita.

In realtà, dagli scritti di Cioran e in particolare nei Cahiers si vede chiaramente che il suo atteggiamento nei confronti degli ebrei e dell’ebraismo in generale è assolutamente rispettoso e anche empatico (“Le uniche persone a cui sono legato profondamente sono ebrei. Dividiamo le stesse imperfezioni”).
Per questo, molto più incisivamente, lo stesso Cioran  ammise, malgrado l’ostilità degli ambienti letterari della sinistra parigina alimentata dall’ebreo rumeno Goldmann, di sentirsi “metafisicamente ebreo”.

Immagine di Isaias Enrique Gonzalez Romero

La traduzione è del sottoscritto.

http://forward.com/articles/136578/j-accepte/

Emil, non Emile: Cioran era rumeno ma non era fiero dei suoi scritti giovanili di Bucarest, così le sue pubblicazioni letterarie furono esclusivamente in francese.

J’accepte
di Benjamin Ivry
pubblicato il 30 marzo 2011, numero 8 aprile 2011.

L’8 aprile segna il centesimo compleanno dell’aforista di lingua francese Cioran e le celebrazioni a Parigi comprendono la pubblicazione di “Cioran: Brevi preghiere mistiche” un apprezzamento filosofico di Stéphane Barsacq, Les Éditions du Seuil.
Un colloquio, “Cioran: Il pessimismo giubilatorio“, è stato tenuto alla Fiera del libro di quest’anno di Parigi.
E il 7 aprile, le edizioni CNRS pubblicherà  “Cioran suo malgrado: scrivere contro se stessi” del filosofo e traduttore Nicolas Cavaillès.

Eppure Cioran, che è morto nel 1995 all’età 84, è meno celebrato nei paesi anglofoni ed questo è, in parte, dovuto agli sforzi dei professori universitari rumeni nell’analizzare le opere giovanili di Cioran nella sua lingua madre, prima che diventasse un magistrale scrittore francese.
Come Charles Simic ha notato in un articolo del novembre 2010 in The New York Review of Books, Cioran è stato etichettato da queste autorità come fascista ed antisemita.
La più autorevole etichettatura è stata fatta da: “Un passato infame: E.M. Cioran e la crescita del fascismo in Romania“, uno studio denso di Rodica Marta Vartic, un professore di filosofia dalla città rumena di Cluj-Napoca che scrive con lo pseudonimo di Marta Petreu.
Malgrado l’oscurità di questo accademico, il libro è stato tradotto in inglese nel 2005 ed è stato pubblicato da Ivan R. Dee.
Uno studio più comprensivo, “Searching for Cioran” di Ilinca Zarifopol-Johnston, traduttrice di Cioran dal rumeno all’ inglese, è uscito nel 2009, pubblicato da Indiana University Press.
Il libro dà un peso eccessivo alle opere giovanili di Cioran scritte in una lingua che avrebbe poi abbandonato nelle opere successive.

Eppure tali etichette sono profondamente ingiuste, poiché basate interamente sulle prime e decisamente minori opere di un ventenne Cioran,  che soffriva di una cronica insonnia così acuta che i vaneggiamenti letterari includevano il sostegno del cannibalismo, l’ammirazione per l’epilessia ed il suggerimento dell’eutanasia per chiunque fosse più vecchio di 35 anni.

Era così disperato Cioran che per uscire dalla palude in cui si trovava la sua natia Romania, durante il viaggio di studio nel 1933 a Berlino, in cui fu testimone di raduni nazisti, auspicò per la Romania l’intervento di Hitler.
Presto si rese conto della follia di questo punto di vista, una volta fattasi una migliore idea di quello che era Hitler.
Muovendosi in Francia definitivamente nel 1937, Cioran abbandonò il rumeno come lingua di espressione letteraria, acquisendo faticosamente una squisita— deliziosamente arguta— proprietà del francese.

Una parallela, e felice, risoluzione alle puerili e successivamente rigettate opinioni proclamate nelle opere giovanili di Cioran, si è presentata anche prima dello scoppio di seconda guerra mondiale, momento in cui egli fu affascinato e attratto dalla vita e dalla cultura ebraica.
Assistette ad un congresso ebreo di Bucarest degli anni 30, dove, come riferisce nei suoi ancora non tradotti “Cahiers 1957-1972”, Edizioni Gallimard, sembrava essere il solo presente non ebreo.

La sua amicizia con gli ebrei, compreso rumeni come Paul Celan e Benjamin Fondane, è un dato di fatto ed egli è andato ben oltre i meri atti simbolici della benevolenza.
Quando Fondane è stato arrestato nella Parigi occupata del 1944, Cioran ha supplicato il redattore influente Jean Paulhan di Gallimard di accompagnarlo al commissariato di polizia per provare a liberare Fondane come letterato celebre.
Paulhan fu determinante perché Cioran stesso era un oscuro emigrato rumeno che aveva evitato l’inedia soltanto mangiando ai self-service studenteschi di Parigi, fino all’annullamento della sua tessera di studente, quando raggiunse l’età di 40.
Malgrado il distacco assoluto di Cioran nel mondo letterario di Parigi, egli convinse Paulhan a presentarsi alla polizia, in una Francia occupata, per intercedere a nome di Fondane. Sfortunatamente, tutto fu inutile.
Dopo la guerra, Cioran attivamente sostenne il tormentato ebreo poeta nativo rumeno e superstite all’Olocausto Celan, malgrado le difficoltà di far fronte alla malattia mentale di Celan. Anche Cioran, che ha elogiato gli amici per essere “marginali” e nonostante fosse abituato alle telefonate di aspiranti suicidi nel bel mezzo della notte, richiedenti ore di consolazione, trovò molta difficoltà nel gestire Celan.
Per gratitudine, Celan ha tradotto il primo libro in lingua francese di Cioran, “Sommario di decomposizione” (1949’s “Précis de Decomposition “), in tedesco con il titolo “Lehre Vom Zerfall”.

Tra i molti amici ebrei e colleghi di Cioran, ci fu anche il poeta ebreo americano Richard Howard, che ha catturato l’eleganza letteraria di Cioran in parecchie traduzioni in inglese e che ha offerto emozionanti pratici consigli di lettura, in titoli ancora disponibili di Arcade Publishing come “L’inconveniente di essere nati” e “Confessioni e anatemi”.
“I Cahiers” di Cioran contengono, oltre alle descrizioni ispirate costantemente da questi amici ebrei, il riferimento a una conferenza nel 1968 a Parigi di Elie Wiesel su Reb Nachman di Bratslav, contenenti riflessioni su e identificazioni con, l’ebraicità.

Nel 1965 Cioran scrisse “sono metafisicamente ebreo” a cui seguì nel 1969: “Le uniche persone a cui sono legato profondamente sono ebrei. Dividiamo le stesse imperfezioni”.  Una sua ulteriore riflessione metafisica nel 1970, “il rifiuto della cristianità degli ebrei può essere definito soltanto come brillante”, è completato dalla seguente caustica critica morale del carattere europeo: “La sola buona gente in Germania era ebrea. Ora che è morta, tutto che ciò che rimane è un tipo di mostro belga”.
Alle osservazioni di cui sopra possono essere aggiunte ulteriori dichiarazioni filosemitiche in una serie di interviste in “Cioran: Entretiens“, [“Un apolide metafisico: conversazioni“] pubblicato nel 1995 dalle edizioni Gallimard e ancora non tradotto in inglese, che rivela altresì la volubilità affascinante e la verve colloquiale di Cioran.

I “Cahiers” sono, in particolare, una lente di ingrandimento su come le accuse contro Cioran degli accademici rumeni non sono nuove.
Al contrario, nel dopoguerra parigino, il sociologo marxista Lucien Goldmann, nato a Bucarest da famiglia ebrea, per due decadi ha denunciato Cioran come fascista alla Parigi letteraria, un’opinione basata sulle sue iniziali opere in lingua rumena.
Nel 1969, quando Goldmann finalmente incontrò Cioran, nell’appartamento del filosofo cattolico Gabriel Marcel, ebbero una chiacchierata amichevole da “amici separati”, come Cioran annotò. Dopo la morte di Goldmann, nel 1970, Cioran scrisse che a causa delle accuse implacabili di Goldmann, non gli era stato concesso nessun lavoro universitario o di ricerca che avrebbero potuto distrarlo dalla scrittura di opere letterarie.
Invece di scribacchiare una “tesi forzatamente illeggibile”, Cioran ha creato le sue deliziose eleganti, divertenti ed emozionalmente perspicaci opere francesi, ancora da apprezzare pienamente in inglese.

Nonostante numerosi fraintendimenti, Cioran nel suo centenario, è uno scrittore di successo, dell’intuito e della percezione.
La sua fama dovrebbe dipendere da lettori che dovrebbero mettere a fuoco in primo luogo i suoi libri francesi, piuttosto che da questi sforzi puerili che reclamano un senso “di urgenza” e di riscoperta di eventi precedentemente poco noti. Estraendo questi testi rumeni, per lo più privi d’interesse, alcuni autori hanno dato, ai lettori di lingua inglese, informazioni cattive su Cioran.
Le buone informazioni rimangono, in misura significativa, inesplorate, fornendo così materiale per l’apprezzamento di Cioran nel secolo che verrà.

Benjamin Ivry è un attivo collaboratore di Forward.

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