Quel cretino di Cioran

Curioso articolo questo dell’on. Vertone Saverio (tra l’altro recentemente scomparso) scritto nel 1993 sul Corriere della Sera.
Non so se per pregiudizio verso un autore considerato di destra (Vertone era comunista) oppure per sincera opinione personale.
Emerge un quadro di Cioran singolare, dove si intravede una genialità alternata alla “cretinaggine” (!): opinione difficilmente condivisibile, così come quella di ritenere Cioran “banale” e “snob”, un “anacoreta in frac” (ma siamo sicuri che si tratti dello stesso Cioran? quello turbato dalla perdita dello status di studente perché non avrebbe più potuto mangiare alla mensa universitaria?)
Un giudizio espresso tuttavia quasi con timore :
“Attribuire a Cioran il dono della stupidità puo’ sembrare azzardato “.
Lanciandosi successivamente in elucubrazioni azzardate:
“dove c’è intelligenza la cretineria le farà inesorabilmente il verso riproducendosi con la prolificita’ dei topi”.
Concordo.

IMBARAZZANTI BANALITA’ E VUOTI LUOGHI COMUNI NEI ” SILLOGISMI DELL’ AMAREZZA ” EDITORE ADELPHI

CIORAN, PERFETTO GENIALE CRETINO?

” nella stupidita’ c’è qualcosa di serio che, meglio orientato, potrebbe moltiplicare il numero dei capolavori “, così Cioran svela, fin dalle prime battute, la filosofia dei “sillogismi”, fra ovvieta’ e snobismi letterari

Imbarazzanti banalita’ e vuoti luoghi comuni nei “Sillogismi dell’ amarezza” dello scrittore rumeno.
Questi Sillogismi dell’ amarezza cominciano stranamente con una formula che svela la loro fattura.
Come un menù nel quale venga indicato l’ingrediente principale.
Così, quando sta ancora per mettersi a tavola, il lettore riceve il viatico per la degustazione.
Infatti a pagina 11 si legge una singolare dichiarazione di intenti: “Nella stupidità c’è qualcosa di serio che, meglio orientato, potrebbe moltiplicare il numero dei capolavori”.
Non e’ quel che si dice un’ ovvietà. Ma basta inoltrarsi nella lettura per accorgersi che ha un suo credibile fondamento.
In effetti, a pagina 24, dopo qualche divagazione su Lutero, su Dante e sulla “riabilitazione del diavolo”, si incontra un aforisma molto elegante e molto serio, che sembra concepito dal sarto di Lord Brummel: “Prima che un errore fondamentale, la vita e’ una mancanza di gusto”.
E così, nel primo sillogismo abbiamo la legge dell’ amarezza; nel secondo una sua immediata applicazione.
Con questo libriccino Cioran ha aumentato “il numero dei capolavori” prodotti da quel “qualcosa di serio” che qui e’ stato orientato al meglio.
Attribuire a Cioran il dono della stupidità puo’ sembrare azzardato.
Ma prima sarà bene capire in che consiste quel “qualcosa di serio” al quale viene affidato il compito di incrementare i capolavori.
Per una dimostrazione attendibile bisogna partire naturalmente ab ovo.
Ma non occorre scomodare il serpente della Bibbia, quello dell’ albero; basta un serpente qualsiasi, anche una biscia.
Infatti si tratta di una constatazione elementare. Un rettile non riuscira’ mai ad essere zoppo, per il semplice motivo che non ha le gambe; mentre ci riusciranno abbastanza bene un uomo o una gallina, che ne hanno due, e benissimo un cavallo, che ne ha quattro.
Dunque: se per usare malamente i piedi è anzitutto necessario averli, lo stesso varrà per la testa.
Conclusione plausibile: solo un genio puo’ attingere la grande e perfetta cretineria.
La quale è l’ ombra infaticabile dell’ intelligenza, un’ aureola che tutti abbiamo sul capo, grande in proporzione.
La tranquilla assenza di acume non e’ una perversione e, al pari di tutte le assenze, non offende.
Un intelletto povero non e’ mai stupido, piu’ o meno come un serpente non è mai zoppo. Ma dove c’è intelligenza la cretineria le farà inesorabilmente il verso riproducendosi con la prolificita’ dei topi. Ne’ vale la sterilizzazione.
Basta salvare anche un minuscolo pezzo di intelletto per veder comparire e ingrandirsi la sua aureola. Come la barba, che piu’ la tagli piu’ cresce.
Ora, la testa di E.M. Cioran non ha solo due gambe, come noi, o quattro come i cavalli, ma mille come le scolopendre.
E in questo libriccino si sentono perfino le ruote di un treno. Guidato pero’ da un macchinista ingenuo e millantatore, che finge di non credere a nulla ma crede a tal punto nella letteratura da lasciarsi andare ad aforismi come questo: “E incredibile che la prospettiva di avere un biografo non abbia indotto nessuno a rinunciare ad avere una vita”; appena un attimo dopo aver scritto quest’ altro: “Sarebbe difficile immaginare un universo piu’ falso dell’ universo letterario”; o questo: “Sogno un mondo dove si morirebbe per una virgola”.
Non sono ovviamente ne’ l’ incoerenza ne’ i paradossi (ce ne sono anche di bellissimi) a dar fastidio. E proprio quella particolare serieta’ , quel “qualcosa di serio” che consente di parlare di “nulla”, di “vuoto”, di “abissi”, con la leggerezza di un turista in gita sulle Dolomiti e pronto a scalarle con la ferma convinzione che non esistano. Cioran deve essere segretamente convinto che il Nulla sia seduto di fronte a lui in barcaccia, se dalla vetta del proprio palcoscenico intellettuale gli offre questa splendida esibizione di acrobazie, per farsi applaudire si direbbe dalla presenza di una assenza. Gli Abissi possono dare le vertigini anche sulle cartoline illustrate.
E del resto, quante volte non si vedono tuffatori che, cercando insondabili profondita’ , si buttano a capofitto nei lavandini di casa?
La serieta’ si annida proprio in questa radicale mancanza di scetticismo nei confronti di una scepsi radicale.
Si puo’ obiettare che l’ epoca in cui questi aforismi sono stati scritti (gli anni ’50 ancora sovraccarichi di letteratura), e la vocazione gnostica dello scrittore consentono e giustificano il paradosso di uno snobismo letterario sorretto, corretto e corrotto da una ostinata e ostentata fede nel Nulla.
Resta egualmente imbarazzante assistere alle escandescenze di un anacoreta in frac, o se si preferisce, ascoltare gli anatemi di un San Girolamo travestito da Lord Brummel.

E. M. CIORAN Sillogismi dell’amarezza Editore Adelphi Pagine 125, lire 12.000.

Vertone Saverio

Pagina 28
(21 luglio 1993) – Corriere della Sera

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