Cioran e wikipedia francese

Se il primo post del blog riguardava Cioran sul sito di Wikipedia italiano, credo sia piuttosto interessante osservare parallelamente cosa si trova su questo autore nel Wikipedia francese.

Se non altro perché la Francia – più precisamente Parigi – fu il luogo in cui visse e di cui scelse la lingua – con ottimi risultati – considerandola “adatta per il laconismo, la definizione, la formula…” e dotata di “una sintassi d’una rigidità, d’una dignità cadaverica” e pertanto ideale per la sua filosofia di vita.

Dirà a proposito di questo cambiamento:

Ho scritto in rumeno fino al ’47. Quell’anno mi trovavo in una casetta a Dieppe, e traducevo Mallarmé in rumeno. Di colpo, mi son detto: Che assurdità! Che senso ha tradurre Mallarmé in una lingua che nessuno conosce? Allora ho rinunciato alla mia lingua. Mi sono messo a scrivere in francese, ed è stato difficilissimo, perché, per temperamento, la lingua francese non mi si addice. Io ho bisogno di una lingua selvaggia, di una lingua da ubriaco. Il francese è stato per me una camicia di forza“.

L’approccio del Wikipedia francese è totalmente diverso rispetto a quello italiano.
Ci sono alcuni aspetti originali e non affrontati in quest’ultimo che tuttavia, sorprendentemente, trovo più dettagliato e completo.

Qui di seguito la traduzione con qualche commento (tra parentesi quadre, come negli altri post) di alcune parti del Wikipedia francese.
Due piccole curiosità: la prima, nell’articolo c’è una foto di Nietzsche per sottolineare penso l’assonanza tra i due autori; la seconda: nonostante la quantità di materiale esistente su Cioran viene citato un libro italiano (permettetemi questo scatto d’orgoglio nazionale) ma, ahimè, poco conosciuto in Italia.

Wikipedia.fr: Voce “Emil Cioran” .

Il pensiero di Cioran

L’opera di Cioran comprende delle raccolte di aforismi ironici, scettici e incisivi, come L’inconveniente di essere nati o Sillogismi dell’amarezza, che sono le sue opere più famose [in Francia, evidentemente] ma che si possono trovare anche in altri suoi testi, più lunghi e dettagliati.
In generale, il lavoro di Cioran è caratterizzato dal rifiuto di qualsiasi sistema filosofico.
Lo scetticismo è probabilmente la sua caratteristica più marcata, ancor più del pessimismo.
Cioran, i cui scritti sono piuttosto oscuri [?], è un uomo di buona compagnia, piuttosto allegro.
Dichiarò di aver trascorso la sua vita a raccomandare il suicidio per iscritto e a sconsigliarlo a parole, perché nel primo caso si è nell’ambito del mondo delle idee, mentre nel secondo si ha davanti a sé un essere di carne e ossa.
E, consigliando e scoraggiando il suicidio, affermerà che c’è una superiorità della vita di fronte alla morte, quella dettata dall’incertezza.
La vita, questa grande incognita, non è mai comprensibile e non ci dà nemmeno l’ombra di una giustificazione.
Al contrario, la morte, è chiara e certa. Secondo Cioran, solo il mistero della vita è una ragione di vita.
Cioran può essere accusato di avere nei suoi scritti un atteggiamento di disperazione artificioso, pur sembrando profondamente e sinceramente dispiaciuto di non aver  potuto elaborare un sistema che avrebbe dato un senso alla sua vita, anche in gioventù quando era stato estremamente passionale… ma per errore (cfr. Al culmine della disperazione).
Il percorso letterario di Cioran e il suo cammino spirituale hanno, a quanto pare, tre punti di riferimento principali (secondo Liliana Nicorescu): “la tentazione di esistere”, la tentazione di essere rumeno e la tentazione di essere ebreo [Nicorescu è professoressa all’Università di Ottawa; trovo tuttavia questa tesi piuttosto azzardata].
Né la sua romanità rifiutata né il suo giudaismo mancato potevano offrirgli alcuna consolazione per l’umiliazione dell'”inconveniente d’essere nati”.

La salvezza attraverso l’estetica.
Di fronte al pensiero della lucidità, alla negazione permanente, Cioran trova una salvezza tramite l’estetica.
Egli riprende chiaramente il tema dell’illusione vitale (Nietzsche).
L’attenzione allo stile della sua scrittura, il gusto per la prosa e l’aforisma diventano, ad esempio, dei propulsori vitali.
Egli si allontana dalle idee, a volte perdendo il suo lettore o meglio costringendolo a non capire tutto [al contrario personalmente trovo la scrittura di Cioran estremamente limpida].
La poesia è tanto un modo per tradurre il suo pensiero che un rimedio temporaneo contro la lucidità [da notare che Cioran non scrive poesie].
“Ella ha – come la vita – la scusa di non dover provare nulla”.
Tentativo che ritiene vergognoso, troppo corroborante, talvolta detestabile: Cioran si lascia così vivere.
Egli accetta il paradosso del suo pensiero, come quello degli altri.
Lucido, egli percepisce anche l’inganno del nichilista che è ancora vivo: “Esistere equivale a un atto di fede, a una protesta contro la verità”.
Se Cioran deve sopravvivere alle verità soffocanti, se egli è dunque costretto a credere in qualcosa, allora sceglie deliberatamente l’arte, la regina dell’illusione.
Per sfuggire alla morte e al vuoto che vede intorno a sé, come “uscita di emergenza” sceglie la scrittura.
Simile alla moderna figura dell’artista maledetto, autore poco letto e quasi sconosciuto in vita – nonostante la stima del mondo letterario – Cioran continuerà instancabilmente a scrivere.
La sua filosofia è una “filosofia del voyeur” perché – forse – “esteticamente salvatrice”, secondo la definizione di Rossano Pecoraro in “Filosofia del voyeur. Estasi e Scrittura in Emile Cioran” [il libro di questo traduttore-filosofo salernitano è del 1998].

Il mito Cioran
Se Cioran ha veramente vissuto la maggior parte della sua vita modestamente, l’auto-ritratto di solitario e disperato che emerge dai suoi libri non corrisponde esattamente allo scrittore; è piuttosto il “mito Cioran”, il personaggio dei suoi libri.
Ma parlare di artificioso atteggiamento di disperazione sarebbe inesatto.
Cioran cerca sincerità nei suoi testi, vale a dire l’adeguatezza del suo discorso alla sua esistenza e critica fortemente gli autori moralisti che conducono incoerentemente una vita immorale, così come i membri parigini del CPF [il Partito comunista francese) che sostengono la ” dittatura del proletariato ” ma vivono molto borghesemente e difendono con le unghie e con i denti le loro proprietà intellettuali o materiali.
Dirà che desidera soltanto mantenere segreta la sua vita privata: il suo amore per la vita, la parte felice e ottimista della sua esistenza.
Perché, spiega, “la felicità non è per i libri”.
Pur mantenendosi fuori dal mondo accademico e letterario di Parigi, egli ha avuto tuttavia degli amici intimi con i quali amava parlare: Mircea Eliade, Eugène Ionesco, Samuel Beckett, Constantin Tacou, Fernando Savater, Gabriel Matzneff, Frédérick Tristan, Roland Jaccard, Vincent La Soudière.

Commenti e opinioni
Sebbene il lavoro di Cioran non sembra incline a una controversia particolare e beneficia di una accettazione significativa nei media [?!], forse per un effetto moda dopo la sua recente riscoperta, la sincerità di Cioran è stata talvolta discussa, sia per le sue idee di gioventù sia perché fu accusato di essere artificioso, falso [strano destino per chi ha scritto e vissuto l’esatto contrario].
Se il suo nome è ben noto, il suo lavoro resta spesso trascurato, senza commento critico, nel dibattito letterario e filosofico attuale.
Il pubblico lo giudicherà spesso pessimista, persino morboso.
Possiamo individuare a volte delle critiche per alcuni eccessi stilistici o nel classicismo della sua scrittura, che danneggerebbe la diffusione delle sue idee: questo può essere dovuto al fatto egli non è francofono di nascita e che ha imparato il francese dai libri [sigh!]
I critici vedono in ciò una mancanza di profondità nella ricerca filosofica, nella misura in cui Cioran riprende, illustrandole semplicemente, le idee nicciane e bergsoniane [doppio sigh!].

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